Semaglutide e tirzepatide hanno trasformato il trattamento dell’obesità e del diabete, ma la loro crescente richiesta ha alimentato un mercato illegale sempre più esteso e pericoloso. Un’inchiesta di Reuters pubblicata ad agosto 2026 rivela come in Brasile questi farmaci vengano nascosti in barattoli di dulce de leche, negli scarichi delle motociclette e persino nelle suole delle scarpe per eludere i controlli.
Il fenomeno non si limita al Brasile. Le autorità europee, tra cui EMA e Heads of Medicines Agencies, hanno rilevato un forte aumento di medicinali illegali venduti online come agonisti GLP-1, spesso attraverso falsi profili social e siti web localizzati fuori dall’Unione Europea. Questi prodotti rischiano di non contenere il principio attivo dichiarato o di includere sostanze pericolose in dosi non controllate.
In Italia, AIFA ha emesso un richiamo specifico nel maggio 2026, ricordando che questi medicinali sono soggetti a prescrizione e non possono essere acquistati legalmente online. L’agenzia ha individuato versioni falsificate di penne pre-riempite e conferma che i social network rappresentano uno dei principali canali di promozione illecita.
Nonostante la crescita del mercato illegale, la filiera farmaceutica italiana rimane protetta. AIFA riferisce che, grazie ai sistemi di monitoraggio esistenti, non risultano finora casi di prodotti GLP-1 contraffatti penetrati nella distribuzione legale nazionale. Tuttavia, i dati ufficiali mostrano un aumento significativo dell’uso: le confezioni di semaglutide rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale sono passate da circa 322 mila nel 2020 a oltre 4 milioni nel 2024, mentre gli acquisti privati hanno superato le 326 mila unità nello stesso anno. Anche tirzepatide ha superato le 30 mila confezioni nel mercato privato nel suo primo anno di commercializzazione.
Quando un farmaco esce dalla filiera regolamentata, diventa impossibile verificare con certezza cosa contiene, la dose, il luogo di produzione e le condizioni di conservazione. Per i medicinali iniettabili, ciò comporta rischi aggiuntivi legati a sterilità, contaminazioni e degradazione del prodotto.
La risposta non può limitarsi ai sequestri. Servono prescrizioni appropriate, campagne di informazione, sorveglianza del web e dei social, maggiore tracciabilità della filiera e soprattutto una strategia sanitaria strutturata sull’obesità, riconosciuta come malattia cronica. Se il sistema sanitario non governa l’accesso alle nuove terapie, rischia di lasciare spazio al mercato illegale – e in alcuni casi sarà proprio quello nero.