La cancellazione della mostra su John Galliano al Metropolitan Museum of Art ha scatenato una reazione a catena nel mondo della moda e della cultura newyorchese. L'esposizione, inaugurata sette mesi fa con grandi aspettative, è stata chiusa definitivamente dopo un flop di pubblico e critica che ha privato il museo del suo atteso blockbuster di primavera.
Subito dopo la chiusura, l'attenzione si è spostata su Anna Wintour, ex direttrice di Vogue e oggi responsabile dei contenuti globali di Condé Nast. È stata lei a sostenere con forza il progetto legato al designer britannico, considerato da molti il vero motore dietro l'iniziativa al Met.
Secondo quanto riportato da autorevoli voci del settore, tra cui la giornalista premio Pulitzer Robin Givhan del New York Times, sarebbe stato più opportuno annullare il gala di maggio piuttosto che la mostra. Givhan ha suggerito che l'esame critico del passato controverso di Galliano — tra cui l'episodio del 2011 in cui fu accusato di antisemitismo e allontanato da Dior — rischiava di trasformarsi in una celebrazione indebita.
Anche il columnist Bret Stephens ha condiviso questa posizione, affermando che il Met avrebbe 'cancellato il fashionista sbagliato', sottintendendo che il vero problema da affrontare non era l'esposizione, ma l'evento simbolo del mese di maggio: il Met Gala.
Da oltre trent'anni, ogni primo lunedì di maggio, Anna Wintour cura il gala come una sorta di regista assoluta, decidendo temi, liste degli invitati e tono dell'evento. La serata, spesso paragonata per glamour agli Oscar, è da decenni l'unica fonte di sostegno economico per il Costume Institute del Met.
Ora, però, persino questo appuntamento sembra vacillare. Crescono le critiche che lo accusano di essere diventato una vetrina per il lusso sfrenato e per figure polarizzanti, come nel caso recente della sponsorizzazione accettata da Jeff Bezos e Lauren Sanchez. Alcuni chiedono ormai apertamente la sua cancellazione.
In ambienti di Condé Nast, si parla di dipendenti 'mortificati' per il coinvolgimento dell'azienda nello scandalo. Wintour ha già affrontato tempeste simili in passato — come nel 2020, quando si scusò per aver emarginato dipendenti di colore di Vogue — ma questa volta il rischio di un danno duraturo alla sua reputazione sembra più concreto.
Non ci sono ancora decisioni ufficiali sul destino del gala, che resta in calendario per il primo lunedì di maggio. Tuttavia, il dibattito è aperto: la lealtà verso un amico talentuoso ma problematico ha offuscato il giudizio di una delle figure più potenti della moda globale?