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Biodiesel pulito: gli scarti battono gli oli vegetali nello studio coreano

Gli scarti come olio esausto e sego bovino hanno le emissioni più basse di CO2, ma la carinata inquina l'aria locale con alti livelli di Voc e Co, secondo

Confronto tra olio esausto, sego bovino e oli vegetali per produzione di biodiesel

Un'analisi coreana pubblicata su Applied Energy ha confrontato l'impronta ambientale di cinque materie prime per la produzione di biodiesel: olio di soia, olio di carinata, olio di palma, olio da cucina esausto e sego bovino. Lo studio, guidato dal professor Boreum Lee dell'Università nazionale di Chonnam, ha utilizzato un modello di valutazione del ciclo di vita basato su Greet per distinguere le emissioni in Scope 1, 2 e 3.

I risultati mostrano che le materie prime di scarto, olio esausto e sego bovino, presentano le emissioni di gas serra più basse, comprese tra 11,90 e 32,15 grammi di CO2 equivalente per megajoule di biodiesel. Questo perché non comportano emissioni agricole né cambiamenti d'uso del suolo, a differenza degli oli vegetali.

Nel caso degli oli vegetali, la fase agricola dello Scope 3 è quella che incide maggiormente sul bilancio complessivo. Tra questi, la carinata si distingue per avere l'impronta di carbonio più bassa, poiché non provoca cambiamento indiretto d'uso del suolo, a differenza di soia e palma.

Tuttavia, lo studio ha evidenziato un paradosso: sebbene la carinata abbia basse emissioni di CO2, è risultata la materia prima con i livelli più alti di composti organici volatili (Voc) e monossido di carbonio (Co) tra tutte quelle esaminate. Questo spostamento del carico da un impatto all'altro, noto come burden shifting, mostra che un buon profilo climatico non garantisce automaticamente una buona qualità dell'aria locale.

L'analisi di incertezza condotta con il metodo Monte Carlo ha inoltre rivelato che le materie prime vegetali presentano intervalli di emissione molto più ampi rispetto a quelli di scarto, le cui performance sono più stabili e prevedibili. Da qui la raccomandazione dei ricercatori: le politiche sui biocarburanti non dovrebbero imporre un'unica materia prima, ma adattarsi al contesto territoriale.

Le aree con reti efficienti di raccolta rifiuti possono privilegiare olio esausto e sego animale; le regioni vocate all'agricoltura possono orientarsi su colture dedicate come la carinata, purché si tenga conto anche dell'impatto sulla qualità dell'aria. Un approccio regionale e specifico per materia prima, secondo Lee, può aiutare a costruire strategie più efficaci, soprattutto in vista dell'uso di biocarburanti in settori difficili da elettrificare come l'aviazione e il trasporto marittimo.

Attualmente, gli oli vegetali dominano il mercato globale del biodiesel, ma la quota degli scarti sta crescendo dove le politiche li incentivano. Nell'Unione europea, l'olio da cucina esausto ha superato il 40% delle materie prime nel 2023, in aumento del 38% rispetto al 2018. Negli Stati Uniti, quasi metà dell'olio di soia disponibile è destinato a biodiesel e diesel rinnovabile. Nel Sud-est asiatico, invece, l'olio di palma rimane predominante per via della produzione concentrata in Indonesia e Malesia. La carinata, infine, resta ancora poco diffusa su scala commerciale, coltivata principalmente in Nord America, Sud America e Australia, soprattutto come materia prima per carburante avio sostenibile piuttosto che per biodiesel stradale.

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