Il mercato del lavoro americano ha mostrato un incremento superiore alle attese, con 162.000 posti di lavoro creati ad agosto, ben oltre i 55.000 previsti dagli analisti. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,1%, mentre i dati di luglio sono stati rivisti al rialzo, mostrando 21.000 nuovi occupati invece delle iniziali stime di perdita. Questi numeri hanno aumentato le pressioni sulla Federal Reserve in vista della riunione di settembre, facendo crescere le aspettative di un possibile rialzo dei tassi di interesse.
L'ipotesi di una stretta monetaria a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato ha allarmato Donald Trump, che ha usato toni duri contro la banca centrale. Il presidente ha affermato che gli Stati Uniti, essendo un debitore solido, dovrebbero godere dei tassi più bassi del mondo, e ha minacciato di interrompere gli scambi commerciali con i paesi con cui Washington ha un deficit commerciale se la Fed non ridurrà il costo del denaro.
Trump ha anche criticato Wall Street, nonostante i dati positivi sul lavoro, osservando che ogni punto di aumento dei tassi costa al paese circa 650 miliardi di dollari all'anno. Ha ribadito la sua convinzione che la crescita economica non generi necessariamente inflazione, tornando così a scontrarsi pubblicamente con l'istituzione monetaria.
Intanto, i rendimenti dei Treasury sono in salita da settimane, spingendo il segretario al Tesoro Scott Bessent a rafforzare il piano di buyback per contenerne l'ascesa. Tuttavia, gli investitori hanno risposto con scetticismo, mostrando poca fiducia nei bond globali. La situazione è ulteriormente complicata dalle dichiarazioni del gestore del fondo sovrano norvegese, che ha suggerito di ridurre l'esposizione al debito americano per diversificare il portafoglio.
La tensione tra la Casa Bianca e la Federal Reserve potrebbe aumentare, considerando che il presidente della Fed, Kevin Warsh, è stato nominato dallo stesso Trump. Sebbene nelle prime riunioni Warsh abbia mantenuto i tassi invariati, gli ultimi indicatori economici stanno aumentando la pressione per un cambiamento di politica. L'attenzione si sposta ora sui dati dell'inflazione attesi la prossima settimana, che potrebbero risultare decisivi per orientare le future mosse della banca centrale.