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Le montagne europee perdono le piante d’alta quota a causa del riscaldamento climatico

Studio su 16 regioni alpine mostra che specie locali adattate al freddo stanno scomparendo, con perdite fino al 50% in alcune zone come Pirenei e Appennini.

Ricercatori che monitorano la vegetazione alpina su una cima europea

Le montagne europee stanno perdendo le loro piante d’alta quota. Un’analisi condotta su sedici regioni montane, dalle Alpi agli Appennini, dai Pirenei ai Monti Scandinavi, ha rivelato che l’aumento delle temperature sta provocando una perdita significativa di specie vegetali locali, nonostante contemporaneamente si osservi un’espansione verso l’alto di piante più tolleranti al caldo.

Lo studio, pubblicato su Science e basato sui dati raccolti dal programma Gloria (Global Observation Research Initiative in Alpine Environments), ha monitorato la vegetazione su più di sessanta cime europee tra il 2001 e il 2022, con rilievi effettuati ogni quattro anni. I ricercatori hanno osservato che, mentre alcune specie si spostano verso quote più elevate in risposta al clima più mite, le piante storicamente adattate al freddo stanno scomparendo dai margini inferiori del loro areale.

Le perdite sono state particolarmente marcate in alcune zone: nei Pirenei, nella Sierra Nevada, nelle Montagne Bianche di Creta e negli Appennini italiani, le estinzioni locali hanno raggiunto percentuali prossime al 50% in alcuni casi, sebbene più frequentemente si siano attestate sotto il 20%. Gli esperti sottolineano che questi fenomeni non sono isolati, ma seguono una tendenza crescente nel tempo.

Secondo gli autori del paper, per ogni aumento di 0,1°C della temperatura media, i tassi di estinzione locale delle specie alpine aumentano di circa l’1%. Questo legame diretto tra riscaldamento e perdita di biodiversità è stato osservato parallelamente all’aumento della copertura vegetativa generale, dovuto all’avanzata di specie termofile che colonizzano nuove quote.

Le specie più vulnerabili sono quelle che già vivevano ai limiti inferiori della loro distribuzione altitudinale. Qui, oltre a essere esposte a temperature più alte, subiscono anche una crescente competizione da parte di piante provenienti da quote inferiori. Gli esperti notano che il declino di queste specie è spesso preceduto da una riduzione della loro abbondanza, un segnale precoce che potrebbe servire come campanello d’allarme per interventi di conservazione.

Gli autori dello studio evidenziano che osservare l’estinzione di una specie richiede più tempo che rilevare la sua comparsa: una specie può impiegare anni per scomparire completamente da un’area, mentre la colonizzazione di nuove specie da parte di quelle termofile avviene più rapidamente. Questo squilibrio nei tempi di risposta rende cruciale un monitoraggio a lungo termine per intercettare i segnali di allarme prima che le perdite diventino irreversibili.

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