La Commissione Europea ha risposto in modo netto alla richiesta avanzata dall'Italia insieme a Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna di introdurre una tassazione comune sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Secondo Bruxelles, la materia rientra nella competenza esclusiva degli Stati membri, che possono già agire sulla base delle loro leggi nazionali.
La posizione espressa dalla portavoce della Commissione specifica che qualsiasi misura nazionale deve rispettare il diritto europeo, ma conferma che l'Esecutivo UE rispetterà le decisioni dei singoli governi, fornendo assistenza e buone pratiche sulle iniziative adottate.
In Italia, la presa di posizione ha riacceso il dibattito politico. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha affermato che il governo non ha più alibi per non intervenire, invitando l'esecutivo Meloni a introdurre subito una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche per sostenere famiglie e imprese colpite dal caro carburante.
Sul fronte interno, il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha confermato la proroga del taglio temporaneo delle accise tramite il meccanismo dell'accisa mobile, che compensa le perdite grazie all'extragettito IVA generato dall'aumento dei prezzi alla fonte. Questa misura, però, è definita dallo stesso MEF come uno strumento per sterilizzare gli aumenti nel breve termine, mantenendo aperto il confronto sulle strategie energetiche a lungo raggio.
Nel centrosinistra e tra le forze di opposizione, cresce la pressione per un riordino strutturale della fiscalità energetica. Carlo Calenda ha rilanciato l'idea di finanziare un taglio permanente delle accise tramite un aumento della tassazione su tabacco, superalcolici e gioco d'azzardo, accusando i monopoli pubblici di esercitare un eccessivo grado di controllo sulla politica nazionale.
All'interno della maggioranza, però, le posizioni rimangono divise. Mentre la Lega mostra apertura a interventi sulle accise, Forza Italia si oppone formalmente a qualsiasi prelievo straordinario sugli extraprofitti, definendo il concetto 'caro alla sinistra' e anti-impresa. Il vicepremier Antonio Tajani ha invece proposto un percorso di dialogo volontario con le compagnie, citando come modello gli accordi già raggiunti con banche e assicurazioni e chiamando direttamente in causa l'AD di Eni, Claudio Descalzi.
Intanto, i prezzi alla pompa restano elevati. Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la media nazionale della benzina in self-service ha superato i 2,08 euro al litro, mentre il diesel si attesta intorno ai 2,20 euro. Sulle autostrade e nei servizi completi, i prezzi arrivano a toccare punte tra 2,30 e 2,40 euro al litro.