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Serpenti, il film che denuncia l'indifferenza al femminicidio presentato a Venezia

Presentato a Venezia Spotlight, 'Serpenti' denuncia la burocrazia e il silenzio che circondano il femminicidio attraverso una storia grottesca e reale

Locandina del film Serpenti presentato alla Mostra del Cinema di Venezia

Alla Mostra del Cinema di Venezia è stato presentato 'Serpenti', film diretto da Roberto De Paolis Maino e co-sceneggiato insieme ai fratelli D'Innocenzo. La pellicola, inserita nella sezione Venezia Spotlight, uscirà nelle sale italiane il 10 settembre distribuita da Be Water Film in collaborazione con Europictures.

La trama segue Paolo Marra, interpretato da Leonardo Liddi, un uomo comune che si reca in commissariato per confessare di aver ucciso sua moglie. Nonostante la dichiarazione esplicita, l'agente di turno, interpretato da Alessandro Borghi, appare distratto e poco reattivo, arrivando persino a permettere all'uomo di andare in un ferramenta per acquistare copri chiavi, facilitando così le indagini future senza affrontare il presente.

Il film costruisce una narrazione in cui istituzioni e figure professionali sembrano reagire con indifferenza o burocrazia ottusa dinanzi a un atto così grave. Tra gli altri personaggi figurano un avvocato zelante interpretato da Pietro Castellitto e una cartomante interpretata da Valeria Golino, entrambi coinvolti in dinamiche che evidenziano la distanza tra forma e sostanza nella risposta alla violenza di genere.

Roberto De Paolis Maino ha spiegato di aver voluto evitare un approccio retorico alla violenza sulle donne, cercando invece una via pungente e originale attraverso il grottesco e l'assurdo della realtà. Il commissariato diventa così una specie di modellino in plastica della società, dove ogni personaggio rappresenta un aspetto della coscienza collettiva che rifiuta di vedere.

Pietro Castellitto ha sottolineato il paradosso centrale del film: mentre spesso la società reagisce con silenzio prima e piazza dopo un femminicidio, qui l'uomo che tenta di costituirsi viene ignorato proprio nel momento in cui chiede di essere ascoltato, rivelando una indifferenza più pericolosa della semplice ipocrisia.

Valeria Golino ha difeso la scelta di affrontare il tema attraverso la satira sociale, affermando che in un'epoca in cui sembra difficile dire qualsiasi cosa senza rischiare fraintendimenti, il film riesce a parlare di politica e società senza cadere nella pura sociologia, puntando invece sulla verità dei personaggi e sulla realtà intrisa di assurdo che ci circonda.

Fabio D'Innocenzo ha concluso spiegando che l'obiettivo era raccontare una storia del reale, prendendo sul serio i personaggi e la vicenda, partendo dal presupposto che la vita stessa è spesso paradossale e grottesca. Per questo motivo, hanno rifiutato di lavorare sulla parodia, concentrandosi invece sulla verità emotiva e psicologica del film e dei suoi interpreti.

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