L'embargo statunitense continua a pesare in modo significativo sull'economia cubana. Il ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, ha presentato il bilancio relativo al periodo tra marzo 2025 e febbraio 2026, certificando perdite per 8 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra in crescita del 7% rispetto all'anno precedente, che porta il totale dei danni storici accumulati dall'isola a circa 179 miliardi.
Nel corso di una conferenza stampa, Rodríguez ha descritto la strategia di Washington come una manovra di asfissia economica. A soffrirne, secondo il ministro, non è solo l'apparato governativo, ma l'intera popolazione: le sanzioni limitano l'accesso a carburante, elettricità e trasporti, con ripercussioni dirette sulla tenuta del sistema sanitario. In particolare, il capo della diplomazia cubana ha puntato l'attenzione sull'aumento della mortalità infantile, legata alle crescenti difficoltà nel reperire forniture mediche essenziali.
Nonostante le voci circolate nelle ultime settimane, il governo cubano ha escluso l'esistenza di trattative in corso con gli Stati Uniti. L'Avana ha comunque ribadito la propria apertura a un confronto diplomatico, a patto che sia basato sul rispetto reciproco. L'intervento del ministro si è concluso con un appello rivolto alla comunità internazionale, chiedendo la fine delle restrizioni commerciali e finanziarie per permettere al Paese di superare la crisi.