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Al Lido arriva Dust, l'undicesimo capitolo del cammino meditativo di Tsai Ming-liang

Al Lido di Venezia, il regista Tsai Ming-liang presenta Dust, undicesimo capitolo della serie Walker dedicato alla meditazione e alla lentezza.

Una scena del film Dust di Tsai Ming-liang con il monaco protagonista

Il Lido di Venezia accoglie Dust, l'undicesimo capitolo della serie Walker firmata dal regista malese Tsai Ming-liang. Presentato fuori concorso all'interno della rassegna Venice Open, il film porta nuovamente in scena la figura di un monaco buddhista, interpretato da Lee Kang-sheng, mentre attraversa con passo meditativo e quasi sospeso i ritmi frenetici della società contemporanea.

In questa nuova iterazione, il protagonista si muove tra le strade di San Sebastián. Il percorso tocca luoghi iconici come il Pettine del Vento, dove l'infrangersi delle onde fa da sfondo al cammino, per poi addentrarsi in contesti quotidiani: un'antica fattoria basca, un rock bar frequentato da punk e le vie del centro storico al tramonto. Ogni passo è una lenta negoziazione con il suolo, un gesto che trasforma il movimento in una forma di resistenza.

Il progetto Walker, avviato nel 2012, trae origine da un'intuizione avuta durante le prove dello spettacolo teatrale Only You. Tsai rimase colpito dalla capacità dell'attore, che lavora con lui dal 1992, di dilatare il tempo attraverso una camminata lentissima, un'idea che si è poi evoluta in un omaggio ideale al monaco cinese Xuanzang, celebre per il suo storico viaggio in India nel VII secolo alla ricerca di testi sacri.

Per il regista, questa pratica rappresenta una forma di ribellione. Il monaco di Dust si oppone alla velocità, al cinema commerciale e alle modalità abituali di fruizione delle immagini. È una protesta silenziosa che mira a modificare il ritmo stesso dell'esistenza.

Sebbene il rapporto diretto del regista con il buddhismo non sia esplicitato nei dettagli, Tsai ha ammesso di trarre ispirazione dai Sutra del Cuore e del Diamante, testi che gli conferiscono una stabilità interiore. Il film si chiude con un richiamo alla filosofia zen, interrogandosi sulla natura dei granelli di polvere, in un finale che invita lo spettatore a una riflessione profonda sul tempo.

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