A cinquant'anni esatti dalla morte di Mao Zedong, avvenuta il 9 settembre 1976, in Cina sta tornando al centro dell'attenzione pubblica il cosiddetto 'turismo rosso', ovvero i viaggi organizzati nei luoghi simbolo legati alla vita e al lascito del fondatore della Repubblica popolare cinese. Il fenomeno, osservato soprattutto in occasione dell'anniversario della sua scomparsa, sta conoscendo una nuova fase di diffusione, sostenuta da iniziative ufficiali e da un rinnovato interesse popolare.
Uno dei poli principali di questo fenomeno è Shaoshan, il villaggio rurale nella provincia dello Hunan dove Mao nacque nel 1893. Negli ultimi mesi, soprattutto dopo la riapertura di alcuni siti dopo interventi di manutenzione, è tornato a registrare un afflusso costante di visitatori. Davanti alla sua casa natale e al museo a lui dedicato si formano lunghe code, segno di un interesse che va oltre la semplice curiosità storica.
A Pechino, invece, l'attenzione si concentra sul Mausoleo di piazza Tienanmen, dove è conservata la salma imbalsamata del leader comunista. Dopo più di sei mesi di chiusura per lavori di ristrutturazione, la struttura è stata riaperta all'inizio di settembre, in coincidenza prossima al cinquantesimo anniversario della morte. La tempistica è stata letta da osservatori come altamente simbolica, poiché il governo ha scelto di ripristinare l'accesso proprio nel periodo dedicato alla commemorazione.
Il ritorno al Mausoleo e l'afflusso a Shaoshan avvengono in un momento in cui le autorità cinesi stanno promuovendo una narrazione della storia del partito che enfatizza gli aspetti fondativi e unitari del passato rivoluzionario, riducendo lo spazio per analisi critiche o riflessioni sulle conseguenze delle politiche maoiste, come il Grande balzo in avanti o la Rivoluzione culturale. Il turismo rosso, dunque, non è solo un fenomeno culturale, ma anche parte di una strategia più ampia di costruzione della memoria nazionale.
Nonostante il passare dei decenni e i profondi cambiamenti economici e sociali che hanno trasformato la Cina da economia pianificata a potenza globale di mercato, la figura di Mao continua a occupare un posto centrale nell'immaginario ufficiale. Il suo ritratto rimane esposto sulla porta Tiananmen, e il suo pensiero viene ancora citato nei discorsi dei leader, sebbene in forme spesso selettive e decontestualizzate.
Il turismo rosso, quindi, non nasce da un impulso spontaneo né da un desiderio di riscoperta critica, ma si inserisce in un quadro in cui lo Stato guida la percezione del passato, orientandolo verso una versione mitizzata e funzionale al presente. Le file davanti alle sale commemorative non sono soltanto espressione di devozione personale, ma anche partecipazione a un rito civile che rafforza l'identità nazionale attraverso il racconto di un'epoca fondativa, vissuta oggi più come mito che come storia.