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Pierfrancesco Favino interpreta un frate che ride con Dio nel nuovo film di Veronesi

Pierfrancesco Favino interpreta un frate del Seicento che ride con Dio nel nuovo film di Giovanni Veronesi, chiusura della Mostra del Cinema di Venezia, in

Pierfrancesco Favino in abito da frate sul set del film Dio ride di Giovanni Veronesi

Pierfrancesco Favino interpreta Leopoldo da Casamacchia, un frate umile del Seicento, nel nuovo film di Giovanni Veronesi intitolato 'Dio ride'. La pellicola è stata presentata come film di chiusura della Mostra del Cinema di Venezia e sarà nelle sale italiane a partire dal 29 ottobre.

Ambientato in un secolo ritenuto buio ma in transizione verso un’epoca nuova, il film intreccia temi come la capacità di dire no, la fede e il coraggio di essere sé stessi. Secondo Veronesi, la risata ha sempre spaventato il potere autoritario perché lo sminuisce e lo smussa, per questo viene spesso ridicolizzata come qualcosa di leggero.

Favino descrive il suo personaggio come qualcuno che sente di essere di passaggio, animato da fiducia e fede in ciò che percepisce, senza un atteggiamento rivoluzionario ma con un ascolto profondo del proprio sentimento, che diventa comunque un atto di rottura. L’attore ha sottolineato di portare sempre con sé questo ruolo, considerandolo tra i suoi preferiti.

Silvio Orlando interpreta un mezzo papa chiamato a giudicare il frate accusato di blasfemia in un luogo sperduto. Alla fine, egli stesso viene trasformato dall’incontro con questa 'rivoluzione gentile', accessibile in teoria a tutti ma realizzabile solo da pochi che hanno la forza di cambiare la propria vita.

Alma Noce interpreta la contessa Isabella Del Debbio, l’unico personaggio che riesce davvero a migliorare e a cambiare il proprio destino diventando chi sente di essere veramente. Secondo Orlando, questa trasformazione rappresenta il cuore del messaggio del film.

Veronesi vede in 'Dio ride' il proseguimento ideale di un percorso iniziato con 'Per amore solo per amore', passando da una lettura laica della storia di Giuseppe e Maria alla fiducia in sé stessi e nella capacità umana di concepire l’infinito, che per alcuni è Dio.

Favino, dal canto suo, ha rivelato di avere una sensibilità spirituale accentuata, pur non essendo osservante o necessariamente credente in Dio, ma di sentire da sempre un’energia di cui sa di far parte.

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