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È morta Emma Bonino, pasionaria dei diritti col sogno degli Stati Uniti d'Europa nel cuore

Emma Bonino, leader di +Europa e storica radicale, è morta a Roma all'età di 78 anni dopo una lunga malattia. Ne dà notizia il partito.

Ritratto di Emma Bonino in un evento pubblico recente

È morta all'età di 78 anni Emma Bonino, leader storica del radicalismo italiano e figura centrale delle lotte per i diritti civili e l'integrazione europea. La notizia è stata diffusa dal partito +Europa, che ha spiegato come negli ultimi giorni fosse stata ricoverata in ospedale a Roma.

Nei giorni precedenti era stata soccorsa nella sua abitazione nel centro della Capitale nel pomeriggio del 7 settembre e trasferita in ambulanza in codice rosso all'ospedale Santo Spirito. Non si trattava del primo ricovero per la leader politica: già all'inizio del 2025 era stata assistita era stata assistita nello stesso nosocomio dopo un malore che aveva richiesto la terapia intensiva per insufficienza respiratoria. Stabilizzata, era stata poi trasferita al San Filippo Neri per una settimana prima di tornare a casa.

La sua storia clinica includeva anche un microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015 e considerato superato nel 2023, sebbene nell'ottobre 2024 fosse tornata sotto osservazione allo stesso ospedale del centro storico per nuovi problemi respiratori, ancora con cure intensive. Dieci anni prima, durante una diretta di Radio Radicale, aveva annunciato apertamente la diagnosi di tumore al polmone sinistro, spiegando di aver iniziato la chemioterapia senza interrompere le proprie attività politiche, pur adattandole alle esigenze mediche.

Nata a Bra il 9 marzo 1948, secondogenita di una famiglia trasferitasi dalle campagne al paese per il commercio del legname, Bonino aveva studiato al liceo classico e poi si era laureata in Lingue e letterature straniere alla Bocconi di Milano nel 1972, con una tesi sull'autobiografia di Malcolm X. Quel suo interesse per il mondo e per i diritti degli emarginati non l'aveva mai abbandonata.

Nel 1975 si era iscritta al Partito Radicale e divenne presto una delle protagoniste della campagna per la liberalizzazione dell'aborto, fondando il Cisa e arrivando persino ad autodenunciarsi per procurato aborto, un gesto di disobbedienza civile volto a stimolare il dibattito che avrebbe portato alla legge 194. Nel 1976, a soli 28 anni, venne eletta per la prima volta alla Camera dei deputati, iniziando un percorso istituzionale che l'avrebbe vista passare da deputata a parlamentare europea, senatrice e vicepresidente del Senato.

Riservata sulla vita privata, non si è mai sposata né ha avuto figli, sebbene negli anni Settanta avesse avuto in affidamento due bambine, Aurora e Rugiada. Aveva vissuto a lungo nel quartiere Trastevere di Roma. Nel 2015 aveva ricevuto il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica.

La sua carriera europea è stata significativa: tra il 1995 e il 1999 è stata commissaria europea con deleghe alla pesca, ai consumatori e soprattutto all'ufficio umanitario ECHO, visitando zone di guerra dalla Bosnia all'Afghanistan e sostenendo l'istituzione dei tribunali per i crimini dell'ex Jugoslavia e del Ruanda, nonché la nascita della Corte penale internazionale. Nel 2006, nel governo Prodi II, divenne la prima radicale a entrare in un esecutivo italiano come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Nel 2013, Enrico Letta le affidò gli Affari esteri.

Promotrice della moratoria Onu sulla pena di morte, fondatrice dell'associazione Non c'è pace senza giustizia contro le mutilazioni genitali femminili, voce internazionale contro la fame e per i diritti civili, Bonino aveva sempre considerato l'Europa la sua bussola politica. Nel 2017 aveva contribuito alla fondazione di +Europa, con cui era tornata in Senato nel 2018 e, nel luglio 2024, era stata eletta presidente del partito.

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