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Cibi ultra-processati: l’allarme parte già in gravidanza

Una revisione dell’ETH di Zurigo analizza gli effetti degli alimenti industriali sul cervello in ogni fase della vita, dalla gravidanza alla vecchiaia.

Illustrazione di cervello umano con simboli di cibo spazzatura e gravidanza

Una revisione pubblicata su Frontiers in Public Health ha esaminato gli effetti dei cibi ultra-processati sul cervello in tutte le fasi della vita, a partire dalla gravidanza. Lo studio, condotto da ricercatrici dell’ETH di Zurigo, analizza le evidenze disponibili su come questi alimenti possano incidere su sviluppo neurale, memoria, circuiti della ricompensa e salute mentale.

Gli ultra-processati includono merendine, bibite zuccherate, snack confezionati, cereali molto raffinati, piatti pronti e prodotti ricostituiti. Non tutti gli alimenti confezionati rientrano in questa categoria: verdure surgelate, legumi in scatola, yogurt naturale e pane tradizionale sono esclusi, poiché sottoposti a trasformazioni minime.

Durante la gravidanza, il cervello fetale attraversa una fase particolarmente sensibile, soprattutto dall’ultimo trimestre, quando aumentano sinapsi, mielinizzazione e sviluppo di ippocampo, corteccia e striato. Una dieta materna ricca di ultra-processati, sebbene spesso ipercalorica, può risultare povera di nutrienti essenziali come ferro, zinco, colina e acidi grassi polinsaturi a lunga catena, fondamentali per la formazione delle membrane neuronali e la trasmissione sinaptica.

Alcuni studi osservazionali hanno associato un elevato consumo materno di questi alimenti a un maggiore aumento di peso gestazionale, diabete gestazionale e alterazioni del peso alla nascita. Inoltre, nei figli in età prescolare, è stato osservato un punteggio medio più basso in test di memoria, espressione verbale e ragionamento, sebbene si tratti di associazioni epidemiologiche, non di prove di causalità diretta.

Le ipotesi biologiche chiamano in causa infiammazione sistemica, alterazioni del microbiota intestinale materno e possibili modificazioni epigenetiche. Una dieta povera di fibre può ridurre la produzione di acidi grassi a catena corta, molecole coinvolte nella regolazione immunitaria e nell’asse intestino-cervello. Tuttavia, gran parte di queste conoscenze deriva da modelli cellulari o animali e non può essere estesa direttamente all’uomo.

Nell’adolescenza, i circuiti cerebrali della ricompensa sono particolarmente attivi, mentre la corteccia prefrontale, responsabile dell’autocontrollo, è ancora in fase di maturazione. Gli ultra-processati, grazie alla combinazione di grassi, zuccheri raffinati, aromi e texture uniforme, possono attivare queste vie di gratificazione più fortemente rispetto agli alimenti integrali, favorendo un consumo automatico e ripetuto, soprattutto in contesti di stress o disponibilità costante.

Studi osservazionali hanno collegato un alto consumo di ultra-processati tra i giovani a maggiori sintomi di iperattività e disattenzione, sebbene non sia dimostrato che questi alimenti causino l’Adhd. Allo stesso modo, sebbene siano state esplorate possibili connessioni con l’autismo e la demenza, nessuna relazione causale è stata confermata.

In età adulta, l’esposizione cumulativa a questi prodotti è associata a obesità, diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari, fattori che a loro volta aumentano il rischio di deterioramento cognitivo. Alcune analisi prospettiche hanno rilevato un aumento del 25-35 per cento del rischio di demenza tra i consumatori più elevati di ultra-processati, sebbene i dati siano prevalentemente osservazionali e confusi da altri stili di vita.

Le ricercatrici sottolineano che il problema non risiede nel singolo alimento, ma nel modello alimentare dominato da prodotti poveri di fibre e micronutrienti, che sostituiscono progressivamente quelli più nutrienti. Ridurre il consumo non significa eliminare ogni alimento confezionato, ma privilegiare alternative come acqua invece delle bevande zuccherate, frutta o yogurt naturale invece degli snack, legumi o pesce invece delle carni ricostituite, e cereali integrali con liste di ingredienti semplici.

La conclusione più solida, secondo gli autori, è che una dieta basata su ultra-processati può sottrarre spazio agli alimenti necessari allo sviluppo e alla protezione del cervello, e che prima inizia questa sostituzione, più lunga può diventare l’esposizione ai potenziali rischi.

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