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Data center, Italia divisa tra sviluppo e proteste: raddoppiate le richieste in Lombardia

Manifestazione a Milano il 10 ottobre contro i data center, mentre l'8 ottobre a Roma si tiene il simposio con i ministri. Richieste raddoppiate in Lombardia.

Manifestanti davanti a un data center in costruzione nella periferia di Milano
In breve
  • L'8 ottobre a Roma si terrà il Data Center Symposium 2026 con i ministri Pichetto Fratin e Urso
  • Il 10 ottobre a Milano è prevista una manifestazione della Rete Stop Data Center in Piazza della Scala
  • Le richieste per realizzare data center in Lombardia sono raddoppiate, con quasi 160 allacci alla rete secondo Terna
  • I comitati denunciano consumo di suolo, energia, acqua e effetto isola di calore fino a 2 gradi nel raggio di 400 metri

L'Italia si prepara a una settimana decisiva sul futuro dei data center, con due iniziative opposte che riflettono la crescente tensione tra sviluppo digitale e tutela del territorio. L'8 ottobre a Roma si terrà il Data Center Symposium 2026 organizzato da IDA, alla presenza dei ministri Gilberto Pichetto Fratin e Adolfo Urso, per promuovere gli investimenti e lo sviluppo del settore. Due giorni dopo, il 10 ottobre, a Milano in Piazza della Scala, la Rete nazionale dei Comitati Stop Data Center organizzerà una manifestazione per chiedere una moratoria sulla costruzione di nuovi impianti.

Le richieste per realizzare data center in Italia sono raddoppiate in un anno, soprattutto in Lombardia, dove si contano almeno 30 impianti in fase di valutazione ambientale nel solo hinterland milanese e quasi 160 richieste di allaccio alla rete elettrica secondo i dati di Terna. Secondo IDA, il settore potrebbe attrarre fino a 2,8 miliardi di euro di investimenti entro il 2026, generando 30-40.000 posti di lavoro diretti e indiretti.

I comitati cittadini, riuniti nella Rete Stop Data Center, denunciano l'assenza di una valutazione complessiva dell'impatto ambientale e chiedono la sospensione dei progetti finché non saranno definiti limiti chiari e una pianificazione partecipata. Enrico Duranti, portavoce della Rete e residente vicino a Lacchiarella, sottolinea che i territori non sono stati coinvolti nei processi decisionali e che il consumo energetico dei nuovi impianti potrebbe raggiungere il 10% del fabbisogno nazionale.

Le preoccupazioni riguardano il consumo di suolo, l'uso di acqua per il raffreddamento, le isole di calore che possono aumentare le temperature fino a 2 gradi nel raggio di 400 metri, il rumore e l'aumento degli inquinanti nella Pianura Padana. I comitati evidenziano inoltre che il 90% degli investitori è statunitense e chiedono per chi siano realmente strategici questi impianti.

Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica ha rilasciato a luglio le prime indicazioni operative sul procedimento unico per le autorizzazioni, mentre il MIMIT aveva già rilanciato a fine 2025 il piano per attrarre investimenti esteri. Nonostante le assicurazioni sulle opportunità occupazionali, i comitati ricordano che molti posti di lavoro sono legati alle fasi di costruzione e non alla gestione a lungo termine delle strutture.

La manifestazione del 10 ottobre vedrà la partecipazione di Legambiente Lombardia, con la presidente Barbara Meggetto che evidenzia le preoccupazioni delle comunità sull'impatto paesaggistico, atmosferico e sulla prossimità degli impianti alle aree residenziali. La Rete chiede un confronto reale con cittadini e territori, non una semplice informazione successiva alle decisioni già prese.

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