La competitività digitale delle piccole e medie imprese nell'Unione Europea è in crescita: l'indice medio dei 27 Paesi UE, secondo lo Sme-DigIX 2026 di Webidoo Insight Lab, è salito a 44,57 punti rispetto ai 42,88 della rilevazione precedente. L'incremento è trainato soprattutto dalle componenti Research & Innovation (+8,79 punti) e dalle infrastrutture tecnologiche (+5,11), segnando il passaggio da una fase di semplice adozione di strumenti a una di integrazione nei processi e nei modelli di business.
L'Italia segue la medesima traiettoria, con l'indice che cresce da 38,91 a 42,11 punti. Sebbene il Paese resti sotto la media UE, accelera significativamente in Research & Innovation (+18,59 punti) e raggiunge il sesto posto europeo per infrastrutture tecnologiche. L'adozione dell'intelligenza artificiale nel 2025 riguarda il 15,7% delle pmi italiane, a fronte di una media europea del 18,9%.
Ostacoli e infrastrutture di prossimità
Il focus della trasformazione si sposta ora dalla quantità di tecnologia introdotta alla capacità di incidere su produttività e crescita. Secondo lo Sme-Aimix 2026, tra le aziende che non hanno ancora adottato l'IA, il 58,6% indica la mancanza di competenze interne come principale ostacolo, seguita dall'incertezza normativa e dalle difficoltà nella gestione dei dati.
Leggi anche: Francesco Boccia lancia proposta per Polo strategico italiano dell'IA a controllo pubblico
Per sprigionare il potenziale dell'IA, emerge la necessità di una digitalizzazione di base più diffusa e di infrastrutture efficienti. In particolare, l'edge computing e i data center di prossimità distribuiti sul territorio sono considerati essenziali per ridurre la latenza, rafforzare la continuità operativa e migliorare il controllo del dato vicino ai luoghi di produzione.
Sicurezza, dati e finanziamenti
L'integrazione dell'IA richiede basi solide: dati protetti, processi tracciabili e sicurezza informatica progettata fin dall'inizio per evitare nuove vulnerabilità. La qualità dei dati è determinante: l'indice di maturità delle pmi che hanno provato l'IA si ferma all'8,5%, a dimostrazione che il valore dipende più dalla qualità dei dati in ingresso che dagli strumenti di elaborazione.
Infine, resta il nodo delle risorse finanziarie. Poiché il credito tradizionale non sempre accompagna i tempi della trasformazione, il private debt digitale si propone come canale di finanziamento più rapido e su misura per sostenere gli investimenti in infrastrutture, formazione e sicurezza.
Leggi anche: L'AI agentica corre, ma serve fiducia: l'analisi di EY a Digithon