La qualità dell'aria in Pianura Padana richiede maggiore attenzione. Le rilevazioni del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), basate sui dati del 2025, delineano una geografia dell'inquinamento che coinvolge non solo i centri urbani, ma anche le zone rurali e agricole. L'analisi chiarisce che il rispetto dei limiti attualmente in vigore non garantisce livelli di qualità dell'aria adeguati alla tutela della salute, in vista dei nuovi standard europei più restrittivi previsti per il 2030.
La sfida del particolato fine
Il PM2,5 rappresenta la criticità maggiore. Nel bacino padano, 90 delle 98 stazioni monitorate (il 92,9%) registrano una media annuale superiore al futuro limite europeo di 10 microgrammi per metro cubo. Il confronto con le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità, che raccomandano un valore di 5 microgrammi, mostra una distanza ancora più ampia.
Biossido di azoto e traffico
Per quanto riguarda il biossido di azoto (NO₂), le concentrazioni più elevate si riscontrano nelle stazioni influenzate dal traffico. L'89,8% delle 59 stazioni di traffico analizzate supera la futura media annua europea di 20 microgrammi per metro cubo. Gli esperti sottolineano che, oltre alla riduzione delle emissioni veicolari e al miglioramento del trasporto pubblico, è necessario intervenire su riscaldamento, attività industriali e agricole, considerando che le condizioni geografiche e climatiche della Pianura Padana, come la scarsa ventilazione, favoriscono l'accumulo degli inquinanti.
Prospettive per il 2030
La presidente di Ispra e Snpa, Alessandra Gallone, ha ribadito che il raggiungimento degli obiettivi europei rappresenta un'opportunità per ripensare i modelli urbani, la mobilità e i sistemi energetici. Sebbene i progressi siano possibili, i dati indicano che la velocità del cambiamento deve aumentare per allinearsi agli standard necessari a ridurre i decessi prematuri associati all'esposizione agli inquinanti.