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A 16 anni con un tumore: Milano cerca di chiudere la ‘terra di mezzo’

Il Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano offre un percorso integrato di cura, ricerca e attività creative per adolescenti con tumore…

Ragazzo oncologico in trattamento presso l'Istituto Nazionale Tumori di Milano
In breve
  • Meno del 50% degli adolescenti con tumore viene seguito nei centri pediatrici AIEOP
  • Circa 800 adolescenti italiani ricevono una diagnosi oncologica ogni anno
  • Il Progetto Giovani è nato nel 2011 per unire cura e identità
  • Il cortometraggio “Ho preso un granchio” è stato presentato a Venezia nel 2026

In Italia, la maggior parte dei bambini con tumore è seguita nei centri della rete AIEOP, ma tra i 15 e i 19 anni la percentuale scende sotto il 50%. Circa 800 adolescenti italiani ricevono una diagnosi oncologica ogni anno; sebbene tre su quattro sopravvivano, la scelta del centro di cura è fondamentale per accedere a protocolli specifici e a professionisti esperti di questa fascia d’età.

Per colmare questa lacuna, l’Istituto Nazionale Tumori di Milano ha lanciato il Progetto Giovani, ideato nel 2011 dalla dottoressa Maura Massimino e coordinato dal professor Andrea Ferrari. L’obiettivo è garantire che un adolescente con tumore riceva cure adeguate senza rinunciare alla propria identità. La terapia rimane al centro, ma si integrano attività di musica, fotografia, scrittura e moda, permettendo ai ragazzi di raccontare la propria storia con parole proprie.

Questa filosofia ha dato vita a iniziative culturali come la sitcom “Ho preso un granchio”, realizzata dai giovani stessi e sostenuta da Mediafriends. Il cortometraggio è stato proiettato al Giffoni Film Festival nel 2025 e, un anno dopo, presentato in anteprima alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’evento ha rappresentato non solo un riconoscimento artistico, ma anche un momento di condivisione tra pazienti, famiglie, medici e professionisti che hanno sostenuto il progetto.

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Il cinema ha offerto un’opportunità di riflessione sul confine tra realtà e finzione: la storia raccontata nel film mostra come la vita di un giovane oncologico possa essere segnata da momenti di gioia, paura e perdita, ma anche da un senso di comunità e solidarietà. Il progetto ha insegnato ai ragazzi a gestire la malattia con maturità, a ridere “dentro” il cancro senza banalizzarlo e a mantenere un dialogo aperto con chi li circonda.

Nonostante questi successi, la realtà rimane che molti adolescenti non arrivano ancora in centri con le competenze specifiche. La diagnosi di tumore in età adolescenziale è più rara e spesso più difficile da individuare; una volta diagnosticato, tra le opzioni di cura si può fare confusione tra oncologia pediatrica e adulta. Il Progetto Giovani dimostra che un approccio integrato, che unisca terapia, ricerca e supporto psicologico, può fare la differenza, trasformando la “terra di mezzo” in un percorso di crescita e guarigione.

Il ponte costruito a Milano non sostituisce la medicina con attività accessorie, ma garantisce che la cura non cancelli la persona che la sta attraversando. Venezia è stata la fotografia di quanto lontano può arrivare un modello di cura che vede oltre il tumore, continuando a vedere il ragazzo. A sedici anni l’obiettivo è guarire, ma mentre si guarisce bisogna anche continuare a diventare grandi.

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