Il cantiere della Legge di Bilancio 2027 è nel vivo delle trattative. Tra i temi al centro del dibattito politico figura l'estensione del regime forfettario, con l'ipotesi di innalzare il limite di ricavi e compensi dagli attuali 85mila a 100mila euro. Una proposta caldeggiata dalla Lega, che deve però fare i conti con i vincoli di finanza pubblica e le direttive comunitarie.
Il principale ostacolo è rappresentato dalla normativa europea, che pone a 85mila euro il tetto massimo per l'esenzione IVA. Per superare tale soglia senza violare le regole di Bruxelles, il governo valuta una soluzione tecnica: mantenere l'imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per le nuove attività) fino a 100mila euro, introducendo però l'obbligo di applicare l'IVA in fattura una volta superato il limite degli 85mila. Un meccanismo che, se attuato, renderebbe il beneficio fiscale meno lineare rispetto all'attuale assetto.
L'impatto reale di questa eventuale modifica dipenderebbe dalla natura dell'attività e dalla tipologia di clientela. Se per i professionisti che operano con le imprese l'adeguamento potrebbe risultare gestibile, per chi si rivolge direttamente ai consumatori finali l'introduzione dell'IVA comporterebbe la necessità di rivedere i listini o accettare una contrazione dei margini. A complicare il quadro si aggiunge la scadenza, prevista per fine 2026, della soglia di 35mila euro per chi cumula il reddito da partita IVA con quello da lavoro dipendente o pensione: senza una proroga, molti contribuenti rischierebbero di uscire dal regime agevolato.
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La manovra, che si muove in un contesto di risorse limitate, richiede un delicato equilibrio tra le promesse elettorali e la sostenibilità dei conti. Mentre il governo cerca margini di flessibilità per finanziare investimenti in settori strategici come l'intelligenza artificiale, il futuro del regime forfettario resta uno dei dossier più complessi da chiudere prima della presentazione definitiva del testo.