Il patrimonio linguistico italiano continua a lasciare il segno oltre i confini nazionali, radicandosi stabilmente nei vocabolari di tutto il mondo. A certificarlo è un'iniziativa culturale promossa dalla Fondazione Treccani in accordo con il ministero degli Affari esteri, ideata in occasione della Settimana della lingua italiana nel mondo per raccontare storie di tradizioni, invenzioni e scoperte legate ai nostri termini più celebri.
Al vertice di questa speciale graduatoria si posiziona «pizzaiuolo», termine che designa l'artigiano della pizza napoletana secondo una lavorazione tramandata e codificata, la cui notorietà globale è stata suggellata anche dal riconoscimento dell'Unesco. Subito dietro si piazzano due simboli della cultura del caffè: l'espresso, in uso a Napoli sin dal 1912, e la moka, celebre caffettiera dalla caratteristica struttura a otto lati ideata da Alfonso Bialetti nel 1933 e battezzata così in omaggio al porto yemenita da cui partivano i carichi della materia prima.
Lo spaccato linguistico riserva poi non poche sorprese, a partire dal quarto posto assegnato al tramezzino, nato nel 1925 al Caffè Mulassano di Torino grazie ad Angela Demichelis. Poco più sotto in classifica compaiono i jeans: un indumento la cui etimologia affonda le radici nella pronuncia francese di Genova, porto dal quale partiva il resistente tessuto di cotone utilizzato anche per i pantaloni indossati da Giuseppe Garibaldi e dai Mille, oggi conservati al Museo centrale del Risorgimento.
La panoramica delle parole nostrane più diffuse a livello globale comprende inoltre il carpaccio, nato a Venezia negli anni Sessanta su intuizione di Giuseppe Cipriani e battezzato così in omaggio al pittore Vittore Carpaccio, l'inglese italic che indica il carattere corsivo sviluppato da Aldo Manuzio intorno al 1501, e lo stucco, legato alla tradizione degli artigiani lombardi e ticinesi. Chiudono la graduatoria termini legati al mondo della lirica come soprano e falsetto, veicolati dal successo internazionale dell'opera italiana.