Il 30 ottobre 2026 è stata indetta una giornata di sciopero generale da parte di USB, COBAS, CLAP, ADL e altre organizzazioni sindacali. L’azione ha coinvolto lavoratori del pubblico e del privato, con manifestazioni in 41 città italiane, tra cui Roma, Trieste e Milano.
Gli organi di protesta hanno chiesto salari più alti, il ripristino della scala mobile, la riduzione dell’Iva sui beni di prima necessità e un’interruzione delle politiche di riarmo, in risposta all’aumento del costo della vita e al carovita.
Per i servizi pubblici, la mobilitazione ha previsto la chiusura o riduzione di alcuni uffici. Sono stati garantiti, comunque, i servizi cimiteriali (trasporto, ricevimento e inumazione delle salme), la vigilanza municipale in situazioni di emergenza, la manutenzione stradale di pronto intervento e lo Stato Civile per l’accoglimento e la registrazione di decessi e nascite dalle 8.30 alle 10.30.
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Il settore dei trasporti ha subito i maggiori disagi. Il personale ferroviario ha iniziato lo sciopero già la sera del 29 ottobre, con cancellazioni e variazioni dei collegamenti che si sono protratti fino al 30. Trenitalia ha garantito i servizi minimi previsti dalla normativa per i giorni feriali, ma non per le FrecciaLink. Il settore aereo è stato paralizzato per l’intera giornata, con sospensione di voli a partire dalla mezzanotte.
Le scuole hanno rischiato chiusure e interruzioni delle lezioni. L’Unione Sindacale di Base ha chiesto che le risorse pubbliche siano investite nella vita, nell’educazione e nella sanità, non nella produzione di armi.
Le manifestazioni hanno avuto un forte impatto emotivo e politico, con slogan contro la guerra, il riarmo e il carovita. Gli studenti, i lavoratori e i cittadini hanno partecipato per chiedere un’attenzione maggiore alle disuguaglianze sociali e alla dignità dei lavoratori.
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