Venerdì 30 ottobre 2026 l'Italia si ferma per lo sciopero generale proclamato dall'Unione Sindacale di Base, al quale hanno aderito SIAL Cobas, CLAP, Cobas, ADL Cobas, USI-CIT, USI Educazione e USIS. L'astensione abbraccia ogni categoria, pubblico e privato, e prevede cortei e presìdi in 41 città — da Roma a Milano, da Bologna a Palermo, passando per Torino, Firenze, Napoli e Genova. La protesta si leva contro quella che i promotori definiscono l'economia di guerra imposta dal governo Meloni, contro il carovita che erode il potere d'acquisto e contro la repressione di studenti e lavoratori scesi in piazza nelle settimane precedenti.
Le rivendicazioni intrecciano salari e diritti: aumento delle retribuzioni, ripristino della scala mobile, blocco dei prezzi, taglio dell'Iva sui beni primari, stop al riarmo e difesa dell'industria nazionale. La data coincide non a caso con una giornata d'azione internazionale dei portuali: oltre cento scali su quattro continenti incroceranno le braccia contro la guerra e il traffico d'armi. USB parla di "saldare le lotte", unendo vertenze sindacali, movimenti studenteschi, agricoltori, autotrasportatori, comitati per la casa e centri sociali.
Sui trasporti i disagi saranno diffusi. Per le ferrovie l'astensione scatta alle 21 di giovedì 29 e si chiude alle 21 di venerdì 30; il trasporto pubblico locale seguirà fasce di garanzia definite territorio per territorio. A Genova, epicentro della mobilitazione portuale, i lavoratori si ritroveranno alle 9:30 al varco Albertazzi; alle 10 le altre categorie convergeranno in piazza Acquaverde, davanti a Principe, per un corteo che verso mezzogiorno attraverserà il centro. Bus e treni cittadini osserveranno le rispettive finestre di servizio minimo.
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La legge 146/1990 blindata i servizi essenziali: nelle aziende sanitarie restano operative emergenze e urgenze, mentre visite programmate e ambulatori non urgenti potrebbero rallentare. Nella scuola la partecipazione di docenti e Ata potrà modificare ingressi e lezioni, senza chiusure automatiche degli istituti. Negli uffici pubblici ed entri locali sono attese code e ritardi, come già segnalato da Regione Lazio e Comune di Bagno a Ripoli, che hanno dettagliato i presidi minimi — stato civile per nascite e decessi, servizi cimiteriali, pronto intervento stradale, vigilanza per emergenze.
La giornata rappresenta un nuovo banco di prova per l'ordine pubblico dopo le manifestazioni culminate negli scontri del 17 ottobre. Il Viminale ha innalzato il livello d'allerta per il rischio d'infiltrazioni violente e saldature tra diversi focolai di protesta, monitorando anche i canali digitali. In piazza torneranno gli studenti, reduci dal "No Meloni Day" del 16 ottobre. Il clima di tensione s'inserisce in una fase di mobilitazione crescente: la CGIL ha già indetto il proprio sciopero generale per il 20 novembre, dopo aver riempito le strade di Roma con oltre centomila persone il 18 ottobre.