Il 29 ottobre 2026 si è svolta a Siena l’assemblea di Monte dei Paschi di Siena (MPS), con la partecipazione di 65,86 % del capitale sociale.
L’incontro è stato convocato per deliberare sul piano di resistenza all’Opas di Intesa Sanpaolo, presentato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio.
Gli azionisti hanno respinto con un margine schiacciante le due offerte pubbliche di scambio proposte da MPS su Banco Bpm e su Banca Generali. Il voto di opposizione ha raggiunto il 90,9 % del capitale presente, mentre solo il 6,66 % ha espresso favore e il 2,41 % si è astenuto.
La fusione con Mediobanca, anch’essa inclusa nell’ordine del giorno, è stata bocciata con il 63,65 % di voti contrari. L’unica questione che ha ottenuto l’approvazione è stata la conferma in cda dei consiglieri Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone, già cooptati l’8 settembre scorso.
Il progetto di Lovaglio, che mirava a rafforzare la posizione di MPS e a ottenere un rilancio dell’offerta di Intesa, è stato descritto dall’AD come una risposta necessaria all’ultimatum di Intesa. Nonostante ciò, la maggioranza degli azionisti, tra cui importanti holding come Delfin (17,53 %) e Caltagirone (10,26 %), ha ritenuto che le proposte non fossero sufficienti per contrastare l’offerta.
Con la bocciatura delle Ops e della fusione, MPS si trova di fronte a un nuovo capitolo. Il futuro della banca dipenderà dalle decisioni dell’Antitrust, dalle condizioni dell’Opas e dalla capacità del consiglio di amministrazione di massimizzare il valore per gli azionisti.