I genitori austriaci sono i più scettici d’Europa sull’adeguatezza delle scuole e del governo nel gestire l’intelligenza artificiale. Secondo un’indagine di GoStudent, condotta nel primo semestre del 2026 su sei paesi — tra cui Germania, Francia e Italia —, solo il 24% ritiene che le istituzioni stiano adottando misure sufficienti per regolamentare l’uso della KI nelle aule. Una percentuale che colloca l’Austria all’ultimo posto tra i paesi presi in esame, dove la sfiducia nei confronti delle politiche educative è particolarmente marcata.
Il problema non si limita alle regole: il 60% dei genitori austriaci intervistati giudica insoddisfacente la risposta delle scuole, che non riesce a tenere il passo con l’uso sempre più diffuso di strumenti di intelligenza artificiale. La ricerca ha coinvolto 500 genitori e 50 insegnanti per paese, insieme ai figli tra gli 8 e i 16 anni, evidenziando una discrepanza tra realtà e aspettative.
Dai dati emerge che l’80% degli studenti dichiara di utilizzare la KI per lo studio, ma due terzi di loro — circa il 53% del totale — ammette di aver già consegnato contenuti generati dall’intelligenza artificiale come propri. Una pratica che solleva interrogativi sulla trasparenza e sull’etica dell’apprendimento. Nonostante l’ampio utilizzo, però, la formazione resta un punto critico: il 43% degli studenti afferma di non aver mai ricevuto alcuna lezione strutturata sull’argomento, mentre solo il 15% ha partecipato a un insegnamento specifico.
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L’Austria non è l’unico paese con queste criticità, ma è quello in cui il livello di sfiducia nei confronti della politica è più alto. Il 60% degli intervistati ritiene che le istituzioni non stiano affrontando adeguatamente una sfida che riguarda direttamente la formazione dei giovani.
La prossima fase di questa indagine, che dovrebbe approfondire le differenze tra i paesi presi in esame, sarà presentata nei prossimi mesi. Nel frattempo, il dibattito su come e quanto la scuola debba integrarsi con la KI resta aperto, con una domanda chiara: quando le aule saranno pronte a rispondere a questa trasformazione?