Oggi 3 novembre 2026 gli Stati Uniti vanno alle urne per le elezioni di metà mandato, l'appuntamento che a metà del quadriennio presidenziale rinnova l'intera Camera dei rappresentanti — tutti i 435 seggi — e 35 dei 100 seggi del Senato. Il voto arriva due anni dopo l'insediamento di Donald Trump per il suo secondo mandato e costituisce il primo vero giudizio politico dell'elettorato sull'operato dell'amministrazione. I repubblicani detengono attualmente maggioranze risicate in entrambe le camere: 219 seggi alla Camera contro 214 dei democratici, con due posti vacanti.
Camera quasi certa ai democratici, Senato sul filo
Secondo i principali modelli statistici che aggregano i sondaggi, i democratici hanno oltre il 95 per cento di probabilità di conquistare la maggioranza alla Camera. Polymarket stima la conquista della Camera oltre il 90 per cento. La situazione al Senato è invece descritta come una battaglia fino all'ultimo voto: ai democratici basterebbe strappare quattro seggi per ribaltare il controllo. Negli stati chiave i sondaggi danno i democratici in vantaggio, ma i margini si sono dimezzati nelle ultime rilevazioni, dopo che i sondaggisti hanno rivisto i modelli per includere quell'elettorato restio a rispondere che storicamente è più vicino al mondo MAGA.
Texas e Iowa, i terreni decisivi
Tra le sfide più seguite spicca il Texas, dove i democratici non vincono da decenni. Il candidato James Talarico guida la raccolta fondi per il Senato con oltre 146,3 milioni di dollari, secondo i dati della Commissione elettorale federale, precedendo il senatore uscente della Georgia Jon Ossoff (136,6 milioni) e l'ex senatore dell'Ohio Sherrod Brown (68,4 milioni). Una quota rilevante delle risorse di Talarico proviene da piccoli donatori. In Iowa i repubblicani mantengono un lieve vantaggio, ma all'interno del margine d'errore, rendendo il seggio contendibile.
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La campagna più costosa della storia
La posta in palio si misura anche nei finanziamenti: si stimano circa 15 miliardi di dollari complessivi, cifra che rende questa tornata la più costosa della storia americana. I grandi donatori hanno prevalentemente scelto il partito repubblicano, costringendo il GOP a investire in stati un tempo considerati sicuri, dall'Alaska al Kansas, dove la competizione è diventata improvvisamente incerta. La regola storica vuole che il partito del presidente perda seggi alle elezioni di metà mandato: dal 1934 al 2022 è accaduto in 20 casi su 23, circa l'87 per cento delle volte.
Trump chiude al Lincoln Memorial tra restauri e rivendicazioni
Alla vigilia del voto, Donald Trump ha rinunciato al tradizionale comizio finale per presentarsi davanti alla Reflecting Pool del Lincoln Memorial. Per oltre venti minuti ha concentrato l'intervento sui lavori di restauro della vasca monumentale, scherzando sulla sua riapertura come "Trump Reflecting Pool" e attribuendo alle amministrazioni Obama e Biden le condizioni di degrado precedenti, salvo poi ammettere — dopo le risate — di stare scherzando. Diverse inchieste hanno però stabilito che i problemi emersi dopo la riapertura di luglio erano dovuti a errori delle ditte appaltatrici, non ad atti di vandalismo come sostenuto dal presidente. Solo in un secondo momento Trump è passato ai temi politici, rivendicando di aver fatto "molto di più di quanto promesso" e attaccando i democratici accusati di voler "eleggere comunisti e jihadisti". La sua popolarità è data al 33 per cento.
Cosa cambia se i democratici vincono una camera
Se l'opposizione conquista anche una sola assemblea, il presidente dovrà confrontarsi con negoziati più difficili, riforme esposte al blocco parlamentare e maggiore pressione delle inchieste congressuali. La Camera a maggioranza democratica potrebbe avviare indagini sugli affari della famiglia Trump, sull'operato dell'ICE e sulle operazioni militari, oltre a controllare l'agenda di bilancio e la leva fiscale. È già stata ventilata l'ipotesi di un terzo impeachment, che tuttavia richiederebbe la condanna del Senato, dove i numeri restano incerti. Il governo non dipende dalla fiducia del Congresso, quindi una sconfitta non farebbe cadere l'esecutivo.
Wall Street attende il verdetto: rinnovabili e IA nel mirino
Gli analisti interpellati da Reuters segnalano che un'eventuale "onda blu" favorirebbe il settore delle energie rinnovabili — titoli come First Solar, Sunrun, Enphase Energy e NextEra Energy — forte dell'Inflation Reduction Act del 2022 che stanziò centinaia di miliardi per clima ed energia pulita. Al contrario, una vittoria democratica colpirebbe i colossi auto Ford, General Motors e Stellantis, meno impegnati sull'elettrico, e il comparto dell'intelligenza artificiale: regolamentazioni più severe peserebbero su Micron Technology, Sandisk, Applied Materials, Lam Research, Kla Corporation, oltre che sui fornitori energetici Constellation Energy e Vistra e sulle infrastrutture per data center come Quanta Services e Vertiv. Goldman Sachs ritiene tuttavia improbabile uno scenario di controllo democratico totale.
I seggi chiudono secondo sei fusi orari diversi; i primi exit poll sono attesi nella serata italiana, mentre per risultati definitivi in alcuni stati chiave potrebbero servire giorni.