Il meccanismo della fast fashion ha trovato un nuovo terreno: l'elettronica. È il cosiddetto "fast tech", un mercato fatto di piccoli accessori a basso costo — auricolari wireless, mini ventilatori, luci Led e gadget per smartphone — che costano poco, durano poco e finiscono rapidamente in un cassetto o nella spazzatura. In occasione dell'International E-Waste Day del 14 ottobre, il WEEE Forum ha diffuso i risultati di una ricerca condotta su 10.245 adulti in 12 paesi europei, che fotografa una tendenza verso l'usa e getta sempre più marcata.
Il fenomeno è capillare: l'87% degli intervistati possiede almeno un dispositivo fast tech e il 78% ne ha acquistato uno nell'ultimo anno. La tendenza è ancora più forte tra i giovani tra i 18 e i 29 anni, dove la percentuale di acquisti recenti sale al 93%. Il prezzo basso è la leva principale: per il 55% degli utenti è il motivo dell'acquisto, un fattore che riduce l'aspettativa sulla durata dell'oggetto e spinge a sostituirlo anziché ripararlo. Infatti, il 58% degli acquirenti ha usato un prodotto per meno di sei mesi. Emerge un paradosso nei consumi: se l'80% dichiara che avrebbe pagato di più per un prodotto più durevole, il 59% ammette che, in caso di rottura, comprerebbe semplicemente un altro dispositivo economico.
La criticità maggiore si manifesta al momento dello smaltimento. Solo il 27% dei consumatori porta i dispositivi nei centri di raccolta comunali e il 19% nei punti di raccolta dei negozi. Una quota preoccupante segue strade sbagliate: il 23% getta i gadget nei rifiuti domestici, il 21% nella plastica e il 7% nei cestini stradali. Spesso l'errore nasce da una scarsa percezione del rischio: molti considerano questi oggetti irrilevanti, ignorando che le batterie agli ioni di litio possono causare incendi negli impianti di trattamento. A conferma di ciò, il 36% degli operatori dei rifiuti elettronici ha registrato almeno un incendio legato alle batterie nell'ultimo anno.
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Questo scenario si innesta in un sistema europeo che fatica a gestire i RAEE. Nel 2023, l'Unione Europea ha raccolto circa 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, con un tasso di raccolta del 37,5%, ben lontano dall'obiettivo normativo del 65%. Solo Bulgaria, Lettonia e Slovacchia hanno raggiunto tale soglia. Il materiale che sfugge ai circuiti ufficiali finisce accumulato nelle case o esportato illegalmente verso discariche tech in Ghana, come quella di Agbogbloshie e l'area di Old Fadama.