L'acquisto di beni usati non è più solo una scelta di convenienza, ma un'azione con ricadute ambientali misurabili. Secondo il report Second hand effect, realizzato da Vayuu per Subito, la vendita di oltre 15 milioni di oggetti nel 2025 ha permesso di risparmiare potenzialmente 518mila tonnellate di CO2, rallentando al contempo l'accumulo di rifiuti in discarica.
Il risultato si basa sul cosiddetto effetto sostitutivo: nel 56% dei casi, chi acquista un oggetto usato dichiara di rinunciare all'acquisto di un prodotto nuovo. Questa scelta interrompe l'intera catena di emissioni legata al ciclo di vita del bene, dall'estrazione delle materie prime alla lavorazione, fino alla distribuzione logistica. In media, ogni singola transazione evita l'immissione in atmosfera di circa 33,6 kg di CO2.
Per rendere tangibili queste cifre, lo studio evidenzia che la CO2 risparmiata equivale a quanto assorbito in un anno da oltre 23 milioni di alberi. In alternativa, il dato corrisponde alle emissioni di 2,6 milioni di voli andata e ritorno tra Milano e Roma, oppure al consumo elettrico annuo di circa 577mila famiglie.
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L'analisi ha mappato per la prima volta anche il segmento della mobilità, focalizzandosi su accessori e ricambi per auto e moto. In questa categoria sono stati scambiati 1,75 milioni di pezzi, generando un risparmio di oltre 13mila tonnellate di CO2, l'equivalente del fabbisogno elettrico di 15mila nuclei familiari. Il dato riflette l'espansione di Subito nella sezione dedicata ai motori e alla mobilità.
Oltre al beneficio ecologico, emerge una forte dimensione sociale ed economica. Giuseppe Pasceri, CEO di Subito, ha sottolineato come il mercato del second hand non rappresenti una rinuncia, ma un modello di consumo consapevole che redistribuisce valore sul territorio. Per il 59% degli acquirenti, infatti, questa scelta costituisce un supporto concreto al bilancio familiare.