Il 22 ottobre il Ftse Mib ha chiuso in calo del 2,54%, fermandosi a 48.383 punti, sotto la soglia dei 49.000 che non era stata infranta da metà maggio. La flessione si è allineata al tono negativo delle principali piazze europee e al calo di Wall Street, dove il Nasdaq ha ceduto oltre due punti percentuali.
Le vendite diffuse su banche e tecnologici hanno pesato sul listino milanese: Unicredit ha perso il 4,7%, Intesa Sanpaolo il 3,8% e MPS il 4,4%; sul fronte tech Technoprobe ha lasciato sul terreno il 7,6% e Stm il 5,0%. In controtendenza Moncler ha guadagnato il 2,6% e Inwit il 2,4%.
Il fronte energetico ha visto il Brent superare i 111 dollari al barile, il Wti attestarsi a 98,46 dollari e il gas toccare 90,1 euro al megawattora. L’aumento delle commodity ha sostenuto le utility, chiuse in lieve rialzo.
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Nel mercato obbligazionario lo spread Btp‑Bund è salito a 126 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 4,59% e quello tedesco al 3,34%. L’Oat francese ha superato il 5,10%, livello non visto dal 2002, portando lo spread Oat‑Bund a 175 punti base.
La seduta è stata dominata dai timori sulla sostenibilità degli investimenti nell’intelligenza artificiale, che hanno innescato la correzione dei titoli tech, e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno spinto al rialzo il petrolio.