L'intelligenza artificiale fa passi avanti nel farmaceutico italiano, ma la maturità complessiva del settore si ferma a 44,3 punti su 100. È il quadro che emerge dal primo Osservatorio Act4AI 2026, promosso da BioPharma Network con Assist Digital e illustrato oggi a Milano al Meet Digital Culture Center. L'indagine ha coinvolto 145 tra manager e professionisti distribuiti in oltre quindici funzioni aziendali, restituendo una fotografia nitida: il freno non è né economico né tecnologico.
Delle sei dimensioni analizzate, solo Strategy & Vision supera la soglia dei 50 punti (50,7). Governance & Compliance, Data Technology, Process & Decision-making, People & Culture ed Customer Experience restano tutte comprese tra 39 e 43,6. Il divario si accentua per dimensioni e assetto proprietario: le imprese sotto i 250 addetti segnano 39,2, quelle sopra i 5.000 arrivano a 48,3; le realtà a capitale italiano si attestano a 40,4 contro i 44,9 delle multinazionali estere. Chi opera su scala territoriale registra 39,4, chi ha un ruolo globale 47,7.
Metà degli intervistati indica come ostacoli principali competenze e formazione (29%) insieme a cultura digitale e resistenze interne (21%). Tecnologie e infrastrutture vengono segnalate appena nel 5% dei casi. La competenza più richiesta non è specialistica: il 62% chiede un'alfabetizzazione di base su AI e digitale. Il fattore discriminante è il coinvolgimento: dove l'adozione resta una raccomandazione formale il valore percepito di digitale e AI si ferma a 54,3 punti; dove confluisce nei piani operativi e decisionali sale a 77,1. Chi partecipa ai programmi di trasformazione attribuisce alla propria organizzazione 57,9 punti di maturità, chi ne resta escluso solo 31,4.
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L'Osservatorio delinea anche quattro profili, battezzati Pharma-Mentis, che descrivono differenti atteggiamenti verso il cambiamento: Regista (41%), Inventore (19%), Custode (32%) e Pioniere (7%). Per Michele Barletta, presidente di BioPharma Network, servono cinque driver: tradurre la strategia in esecuzione, mettere le persone al centro con upskilling e reskilling, trasformare la visione in partecipazione tramite change management, usare dati e infrastrutture come abilitatori, aprirsi all'ecosistema. Secondo Francesca Gabrielli, ceo di Assist Digital, i quattro profili non classificano le persone ma offrono alle aziende uno strumento per orientare interventi mirati di formazione e gestione del cambiamento.