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Enrico Mentana lascia La7: l'addio al Tg dopo 16 anni, ultima edizione il 23 dicembre

Mentana annuncia l'uscita da La7 dopo 16 anni. Ultimo Tg il 23 dicembre, contratto in scadenza. Futuro tra Mediaset, Cnn Italia e Sky. Successione aperta.

Enrico Mentana in studio durante una maratona elettorale al Tg La7
In breve
  • Annuncio ufficiale il 25 ottobre ad Alessandria: ultima conduzione il 23 dicembre 2026
  • Contratto in scadenza il 31 dicembre, non rinnovato nonostante l'invito di Cairo a restare
  • Divergenze note sulla linea editoriale: Mentana critica lo sbilanciamento a sinistra della rete
  • Ipotesi future: ritorno a Mediaset (Matrix), Cnn Italia o Sky; esclusi Rai e Discovery

Enrico Mentana ha annunciato che il 23 dicembre sarà la sua ultima giornata alla conduzione del Tg La7, chiudendo un sodalizio durato sedici anni. La notizia è stata data dallo stesso giornalista sabato 25 ottobre dal palco del premio "Franco Marchiaro" ad Alessandria, città natale dell'editore Urbano Cairo, con una frase secca: «Il 23 dicembre saluterò i miei telespettatori, sarà il mio ultimo giorno alla conduzione del Tg di La7». Il contratto scade il 31 dicembre e non verrà rinnovato, nonostante l'invito pubblico a restare rivolto da Cairo lo scorso luglio durante la presentazione dei palinsesti.

Mentana non ha spiegato i motivi della decisione, limitandosi a dire che farà «le vacanze di Natale» quando gli è stato chiesto del futuro. Tuttavia, da mesi circolavano indiscrezioni su divergenze profonde tra il direttore e la linea editoriale della rete, giudicata da Mentana eccessivamente sbilanciata a sinistra. Già a maggio, al Festival della Tv di Dogliani, aveva dichiarato che La7 era diventata «una nuova Rai3 senza che esistano una nuova Rai2 e una nuova Rai1», aggiungendo che un elettore di centrodestra «non si sente a casa» schiacciando il tasto 7 del telecomando. Una posizione che aveva alimentato le voci di una separazione imminente.

L'approdo di Mentana a La7 nel 2010 aveva trasformato l'emittente in un polo informativo credibile, capace di competere con i telegiornali storici di Rai e Mediaset. Il giornalista, classe 1955, aveva portato con sé l'esperienza maturata in Rai negli anni Ottanta e soprattutto la fondazione del Tg5 nel 1992, guidato fino al 2004. A La7 ha impresso un marchio inconfondibile, fatto di conduzione quotidiana sei giorni su sette e delle celebri "maratone" elettorali – elezioni politiche, presidenziali americane, referendum, crisi di governo – diventate un fenomeno televisivo e sociale, capaci di coinvolgere anche il pubblico digitale tra meme e commenti in tempo reale.

Sul fronte delle prospettive future, le ipotesi più accreditate parlano di un ritorno in Mediaset, dove Pier Silvio Berlusconi ha più volte espresso stima per il "Direttore". Si vocifera di un possibile approdo alla guida di Matrix, il programma di approfondimento che Mentana stesso aveva creato nel 2005 prima della rottura con il Biscione nel 2009 per il caso Englaro. Non si escludono piste alternative come Cnn Italia – progetto legato all'acquisizione Paramount-Warner Bros – o Sky, mentre appare tramontata l'ipotesi Rai e anche un passaggio a Discovery (Nove).

Resta aperto il nodo della successione alla guida del Tg La7, un notiziario plasmato sul carisma del suo direttore. Cairo potrebbe seguire l'esempio Rai, che dopo gli addii di Federica Sciarelli (Chi l'ha visto?) e Sigfrido Ranucci (Report) ha promosso giornalisti interni: Raffaella Griggi e la coppia Claudia Di Pasquale-Daniele Piervincenzi. Tra i nomi circolati per La7 figurano Monica Maggioni e Antonio Di Bella, ma la promozione di una firma della redazione garantirebbe continuità al progetto editoriale di punta della rete.

L'addio di Mentana segna la fine di un'epoca per il giornalismo televisivo italiano. In sedici anni ha costruito un appuntamento serale riconoscibile, mescolando rigore informativo e interventi personali, e ha reso le maratone un rito collettivo. La sua uscita lascia un vuoto difficile da colmare e apre una fase di riassetto per La7, chiamata a dimostrare di poter reggere l'urto senza il suo volto più identificativo.

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