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Bolla AI in Cina: l'indice STAR50 crolla del 40%, 480 miliardi in fumo

L'indice STAR50 crolla del 40% in quattro mesi cancellando 480 miliardi. L'AI vale il 42% della capitalizzazione cinese. Questa settimana i conti delle Big…

Grafico del crollo dell'indice STAR50 cinese dell'AI da luglio 2026
In breve
  • STAR50 -40% da luglio, 480 miliardi di capitalizzazione persi
  • AI pesa 42% capitalizzazione e 57% volumi mercato cinese (Goldman Sachs)
  • Nasdaq -6% dal picco, divergenza tra mercati
  • Microsoft, Alphabet, Amazon pubblicano utili questa settimana: test per narrativa AI USA

In meno di quattro mesi la bolla dell'intelligenza artificiale cinese è scoppiata. L'indice STAR50, che raduna i campioni nazionali di chip, robotica e componentistica per data center, ha lasciato sul terreno circa il 40 per cento dal picco di luglio: quasi 480 miliardi di dollari di capitalizzazione svaniti. Il rally biennale, alimentato dalle promesse di stimolo e dall'entusiasmo per i modelli generativi, si è interrotto di colpo.

Valutazioni insostenibili e modelli di business assenti

Nessun evento scatenante singolo: il crollo è frutto di una combinazione strutturale. Le quotazioni avevano toccato livelli insostenibili — anche dopo la caduta lo STAR50 scambia a circa cento volte gli utili passati, contro le trenta del Nasdaq 100. A pesare è anche l'assenza di modelli di business solidi. Le principali realtà del settore, da Moonshot AI a MiniMax, da Z.ai a DeepSeek fino ad Alibaba, hanno puntato su modelli aperti distribuiti gratis o a prezzi stracciati, innescando una guerra al ribasso che rende arduo generare profitti. Il comparto AI rappresenta oggi il 42 per cento della capitalizzazione complessiva del mercato cinese e il 57 per cento dei volumi su azioni A di Shanghai e Shenzhen e H di Hong Kong: una concentrazione di rischio senza precedenti. A questo si aggiunge il rischio geopolitico: la possibilità che gli Stati Uniti o altri paesi occidentali vietino o limiti severamente l'uso di apparecchiature cinesi nei data center per ragioni di sicurezza, come già avvenuto in passato con le antenne per il 5G di Huawei, aggrava l'incertezza sugli investimenti futuri.

Piccoli risparmiatori in prima linea

Il listino cinese è dominato dalla clientela retail, che ha assorbito l'urto maggiore. Un imprenditore di Hainan, Chen Wensheng, aveva comprato dopo il rialzo, rassicurato dalla presenza di fondi statali nel capitale di società come Unitree, produttrice di robot umanoidi. Ora lui e i suoi conoscenti fanno i conti con le perdite. L'indice più ampio CSI 300 ha ceduto circa il 20 per cento dai massimi di giugno, entrando in territorio da bear market. Da maggio l'intero azionario cinese ha bruciato oltre 2.400 miliardi di dollari. Secondo Leo Wang, partner della società di private equity pechinese Qianchuang Capital, la scelta di dare un peso eccessivo alle aziende tecnologiche negli indici principali ha creato una bolla grave in alcuni settori, sottraendo capitali ad altri comparti del mercato.

Il confronto con Wall Street e l'appuntamento con i conti

Per ora il contagio oltre Pacifico è contenuto: il Nasdaq viaggia appena il 6 per cento sotto il record di tre settimane fa. Ma questa settimana i trimestrali di Microsoft, Alphabet e Amazon faranno da banco di prova decisivo. Microsoft attende una crescita del 44-45 per cento per Azure, Google Cloud ha segnato +82 per cento nell'ultimo trimestre. Alphabet e Amazon pianificano investimenti per 195-205 e 220 miliardi di dollari nel 2026, cifre superiori al cash flow generato. Gli analisti guarderanno al ritorno sul capitale investito e alla tenuta delle vendite cloud. Morgan Stanley stima che le azioni cinesi quotate all'estero possano scendere ancora del 10-15 per cento prima di toccare il fondo. Mercoledì alle 20 ora italiana la Fed decide sui tassi: un altro snodo per il sentiment globale.

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