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Adolescenti e intelligenza artificiale: i rischi per il benessere psicologico

Un rapporto della Jed Foundation analizza come l'uso dell'intelligenza artificiale influenzi la salute mentale e il benessere emotivo degli adolescenti.

Adolescente che utilizza uno smartphone
In breve
  • Oltre l'80% degli adolescenti intervistati utilizza l'intelligenza artificiale in diverse attività quotidiane.
  • L'uso dell'IA per supporto emotivo è associato ad ansia, depressione e una maggiore storia di pensieri suicidi.
  • Il 57% dei ragazzi ricorre all'IA in momenti di stress, tristezza o solitudine.
  • La Jed Foundation sconsiglia di utilizzare l'IA come amico o compagno virtuale per i giovani.

L'impatto dell'intelligenza artificiale sulla salute mentale dei più giovani è al centro di un recente rapporto della Jed Foundation, organizzazione specializzata nel benessere psicologico degli adolescenti. Sebbene l'adozione di questi strumenti sia ormai capillare — con oltre l'80% degli studenti delle scuole medie e superiori che ne fa uso — l'indagine mette in luce correlazioni preoccupanti tra specifiche abitudini digitali e il peggioramento del benessere emotivo.

I ricercatori hanno rilevato che, se l'utilizzo generico dell'IA non è di per sé un segnale d'allarme, il quadro cambia quando la tecnologia viene impiegata per finalità di supporto. Chi ricorre all'intelligenza artificiale per l'aiuto nei compiti scolastici mostra tassi superiori di solitudine e una storia pregressa di pensieri suicidi. Analogamente, l'uso di chatbot per ottenere consigli relazionali, risolvere problemi personali o cercare compagnia è associato a sintomi più marcati di ansia e depressione, oltre a una minore resilienza.

Il rapporto, che fa seguito a un briefing tenutosi al Congresso statunitense, evidenzia come il 57% dei ragazzi utilizzi l'IA in momenti di stress, tristezza o isolamento, anche se solo una minoranza (l'8%) dichiara di farlo con l'intento esplicito di cercare un conforto emotivo. Kayla Anderson, vicepresidente della ricerca presso la Jed Foundation, ha precisato che lo studio identifica un'associazione e non un rapporto di causa-effetto: non è ancora chiaro se siano i giovani già in difficoltà a cercare rifugio nelle macchine o se sia l'interazione stessa a esacerbare le fragilità preesistenti.

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L'esperta sottolinea come la tecnologia non debba mai sostituire il confronto umano, essenziale per lo sviluppo relazionale. Per i genitori, il consiglio è quello di monitorare l'uso di questi strumenti, scoraggiando in particolare l'idea di utilizzare l'IA come amico o confidente. La raccomandazione è di mantenere un dialogo costante, incoraggiando i ragazzi a non delegare alla tecnologia le proprie sfide cognitive e affettive, preservando così lo spazio per le interazioni umane autentiche.

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