Il 30 ottobre 2026 Genova è stata colpita da un grande corteo di sciopero generale promosso dall’Unione Sindacato di Base (USB). Lavoratori portuali, studenti universitari e categorie pubbliche e private si sono radunati per protestare contro il carovita, chiedendo aumenti salariali, investimenti nei servizi e un contenimento dei prezzi.
La mobilitazione è iniziata alle 9:30 con i lavoratori del porto al varco Albertazzi. Alle 10:00 si sono riuniti in piazza Acquaverde, davanti alla stazione di Genova Piazza Principe, dove si sono poi uniti i gruppi di studenti e di altri lavoratori. Verso le 12:00 il corteo ha attraversato via Balbi, la stazione ferroviaria e via Andrea Doria, arrivando in via Bruno Buozzi. Il varco Albertazzi è rimasto bloccato per tutta la giornata.
Il Ministero dei Trasporti, in risposta alla decisione della Commissione di Garanzia, ha disposto il rinvio dello sciopero nei settori dei trasporti. Treni, autobus, metropolitane, aerei, navi e taxi dovrebbero circolare regolarmente, salvo eventuali aggiornamenti da parte degli operatori. Trenitalia, Italo e Trenord hanno confermato la regolare circolazione dei treni il 29 e il 30 ottobre.
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Nonostante il rinvio, USB ha ribadito la volontà di confermare lo sciopero generale anche nei trasporti, sostenendo che la mobilitazione è necessaria per far sentire la voce dei lavoratori. Alcuni lavoratori del settore trasporti hanno comunque aderito allo sciopero, rischiando sanzioni disciplinari.
Il corteo ha avuto un impatto significativo sul traffico cittadino: via Balbi è risultata chiusa al traffico, così come il tunnel di via Buozzi a Sampierdarena. Gli studenti universitari si sono mossi verso la stazione ferroviaria di Principe, contribuendo a creare un clima di tensione nelle zone centrali.
Il messaggio principale del corteo è stato quello di chiedere un cambiamento delle politiche economiche, con particolare attenzione al carovita, ai salari bassi e all'economia di guerra. Gli organizzatori hanno sottolineato la necessità di riprendere il controllo delle politiche pubbliche e di investire nei servizi essenziali.
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