Il festival MiTo ha alzato il sipario sull'edizione 2026 con un atto di forte valenza simbolica: il War Requiem di Benjamin Britten, eseguito domenica 6 settembre alla Scala di Milano e replicato lunedì 7 all'Auditorium Rai di Torino. La scelta della nuova direttrice artistica Speranza Scappucci segna una netta cesura rispetto alle origini festose della rassegna, proponendo un affondo tragico che risuona con l'attualità attraverso una partitura nata nel 1962 per la consacrazione della Cattedrale di Coventry, ricostruita dopo i bombardamenti nazisti.
Sul podio dell'Orchestra Sinfonica Nazionale Rai saliva Simone Young, la cui direzione — pur giudicata talora didascalica nel gesto — ha garantito solidità negli snodi drammatici e una tavolozza timbrica orientata alla catarsi più che alla ferocia. L'organico ha steso un affresco sonoro di rara fusione, dove perfino le convulsioni del Dies irae e i rintocchi delle campane si fanno canto dolente anziché flagello, mentre i timpani partecipano alla narrazione con una soavità che stempera l'angoscia.
Decisivo l'apporto vocale. Il Coro e le Voci Bianche del Teatro Regio di Torino, preparati rispettivamente da Gea Gratti Ansini e Claudio Fenoglio, hanno disteso ondate di tenebra in pianissimo di commovente intensità. Il soprano Elena Guseva ha offerto una presenza radiosa, ma è nel confronto tra le due voci maschili — il tenore Nicky Spence e il baritono Bo Skovus, a incarnare il soldato inglese e quello tedesco — che l'esecuzione ha trovato il suo nucleo emotivo più profondo.
La somiglianza timbrica tra i due solisti, anziché marcare il contrasto, ne amplifica la convergenza verso la redenzione finale. Nel discanto "angelico" che sovverte il racconto biblico di Abramo e Isacco, come nell'agnizione mutuata dai versi di Wilfred Owen — "Io sono il nemico che tu hai ucciso, amico mio" — fino al sonno eterno che li unisce in pace, l'identità vocale prevale sulla differenza, suggellando il messaggio pacifista di un'opera che intreccia la liturgia latina alla poesia di un giovane caduto in Francia nel 1918.