La stagione cinematografica si arricchisce di due appuntamenti imperdibili per gli amanti della settima arte: tornano in sala, in versioni restaurate, L'infernale Quinlan di Orson Welles (1958) e 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968). Due capolavori senza legami narrativi tra loro, ma accomunati dall'aver ridefinito la grammatica del cinema con scelte registiche rivoluzionarie.
Apre le danze il noir di Welles, distribuito dalla Cineteca di Bologna a partire dal 5 ottobre. Il film ritorna nella "reconstructed director's cut" da 111 minuti, ricostruita nel 1998 seguendo le 58 pagine di appunti lasciate dallo stesso regista, e presentata in un nuovo restauro 4K. L'opera si apre con uno dei piani sequenza più celebri della storia del cinema: tre minuti e venti secondi a tensione costante che seguono una bomba a orologeria dal posizionamento nel cofano di una cabriolet bianca fino all'esplosione, attraversando tre stanze con quattordici attori e variando i piani di ripresa dal primo piano al campo lungo. Come ricordava Welles, fu la ripresa più costosa dell'intera produzione, ben più onerosa del consueto metodo di girare spezzoni da montare poi in post-produzione. Curiosamente, Welles non avrebbe dovuto dirigere il film, ma solo interpretare il capitano Hank Quinlan; fu Charlton Heston a spingerlo alla regia, ottenendo il consenso della Universal.
Il 16, 17 e 18 novembre toccherà invece all'epopea kubrickiana, a quasi sessant'anni dall'uscita originale. Ispirato al racconto "La sentinella" di Arthur C. Clarke, co-sceneggiatore della pellicola, il film esplora il rapporto tra uomo, tempo, spazio e tecnologia attraverso un arco di milioni di anni: dalla preistoria, dove un monolite nero innesca il salto evolutivo degli ominidi, fino alla missione verso Giove del 2001, teatro dello scontro con l'intelligenza artificiale HAL 9000. Kubrick realizzò un'opera sul futuro tecnologico che oggi appare profetica, rendendo il computer la creatura apparentemente più emotiva: HAL manifesta vera paura e, durante la disattivazione da parte di Bowman, supplica di non essere spento regredendo fino a cantare "Daisy Bell" sempre più lentamente. Candidato a quattro Oscar, ne vinse solo uno per i migliori effetti speciali; alla sua uscita gran parte del pubblico e della critica non ne colse la portata, definendolo ipnotico e noioso. Furono paradossalmente gli hippie a salvare il film, vivendolo come un'esperienza psichedelica, un "LSD cinematografico" che portò a cambiare la campagna pubblicitaria con lo slogan "The Ultimate Trip".