È il più giovane tra i manifestanti identificati dopo gli scontri che hanno coinvolto Milano nel fine settimana. Ha undici anni, origini marocchine ed è in Italia da quattro anni. Il minore, ripreso in immagini diventate virali mentre fugge con oggetti rubati e tenta di sfondare le vetrine di un supermercato, frequenta la seconda media in un istituto comprensivo del quartiere Barona. La scuola conta 1.400 alunni e propone progetti innovativi, tra cui lo "Stem in English".
La dirigente scolastica ha riconosciuto il ragazzo immediatamente. "I suoi occhi, bellissimi, sono inconfondibili", afferma. "È uno dei momenti più difficili della mia carriera". Lunedì mattina, con i video già diffusi online, diversi insegnanti sono rimasti in lacrime. La reazione è stata dettata da un profondo senso di impotenza e fallimento di fronte a dinamiche esterne che l'istituto non riesce a controllare, nonostante l'impegno profuso. "Abbiamo investito molto su di lui, non solo con progetti educativi, ma anche sul piano emotivo".
Il ragazzo è arrivato in Italia quattro anni fa, ma non è chiaro se frequentasse regolarmente la scuola in Marocco. Dalla prima media gli è stato assegnato un percorso didattico personalizzato e potenziato. Pur avendo ancora difficoltà con la lingua italiana e nel restare in aula per tutte le ore, non ha mai commesso atti di vandalismo né partecipato a risse. "Frequenta con piacere ed è molto legato ai suoi insegnanti di riferimento, che lo seguono anche individualmente".
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Lunedì era presente in classe come se nulla fosse accaduto. Martedì è rimasto assente, mentre mercoledì è tornato a scuola. I docenti di riferimento non gli hanno ancora chiesto il motivo della sua partecipazione agli assalti: "Lo faranno nei prossimi giorni. Non so se ci risponderà". Il rapporto con la famiglia viene descritto come "non semplice". I compagni hanno visto i filmati e si sono spaventati; inoltre, alcuni account WhatsApp della classe sono stati violati. La scuola teme che la notorietà sui social sia controproducente per il minore, che probabilmente non ne comprende la portata.
Per questo motivo è stata adottata una misura protettiva: il ragazzo continuerà il suo programma didattico rinforzato, ma al di fuori della classe, almeno per un periodo. La dirigente ha parlato con tutti gli studenti, sottolineando la netta distinzione tra bene e male: "Chi ruba commette un reato, con conseguenze importanti, anche penali". La preside conclude con un ritratto amaro: "È un ragazzino bellissimo e dolcissimo, ma — diciamo noi — gioca in un altro campionato, non quello dei coetanei. La scuola ha fatto tutto il possibile. Ora continueremo".