Una sequenza sismica in corso nel Mar Tirreno meridionale ha fatto registrare oltre sessanta scosse nell'arco di una settimana. L'episodio di maggiore intensità si è verificato il 23 ottobre alle 12:19, quando un terremoto di magnitudo 5,5, localizzato a una profondità di nove chilometri e a novantotto chilometri a nord-est di Bagheria, ha scosso la zona. Il movimento tellurico è stato avvertito distintamente in tutta la Sicilia, con segnalazioni giunte da Messina, Palermo, Catania, Siracusa e Agrigento.
Subito dopo la registrazione della scossa principale, il Centro Tsunami dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha attivato il protocollo internazionale per il rischio maremoto. Per la prima volta a livello globale, l'ente ha impiegato un nuovo sistema di previsione probabilistica, introdotto per perfezionare l'affidabilità delle stime e scongiurare falsi allarmi. L'allerta è rientrata nel giro di circa un'ora, poiché i controlli non hanno evidenziato alcuna variazione anomala nel livello del mare.
L'attività nell'area compresa al largo della costa settentrionale siciliana mostra una progressione costante: dopo la decina di scosse del 22 ottobre, la giornata successiva ne ha contato circa quindici, tra cui un evento di magnitudo 4,6 nel primo pomeriggio. La maggior parte degli episodi minori, con magnitudo inferiore a 4, si è concentrata in un raggio di circa quindici chilometri attorno all'epicentro.
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Alla base del fenomeno vi è la dinamica di convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica. Questo movimento compressivo lungo il margine a nord dell'isola provoca un continuo accumulo di energia, che viene rilasciato attraverso terremoti crostali capaci di propagarsi anche a considerevole distanza.