La terra continua a tremare nel Mar Tirreno meridionale, alimentando interrogativi e preoccupazioni tra la popolazione, in particolare in Sicilia e nelle isole vicine, dove la sequenza sismica ha spinto le autorità ad adottare misure precauzionali di protezione civile. Al centro dell'attenzione pubblica si sono posizionati i timori legati al vulcano sottomarino Marsili, il più esteso d'Europa, situato al centro del bacino tirrenico. Tuttavia, gli esperti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno escluso qualsiasi correlazione diretta tra i fenomeni tellurici in corso e l'apparato vulcanico sommerso.
Lo sciame di eventi tellurici ha preso il via nella tarda serata di martedì 20 ottobre, concentrandosi in un'area marina situata a circa trenta chilometri a nord-ovest di Alicudi, nell'arcipelago delle Eolie. La scossa di maggiore intensità è stata registrata nel primo pomeriggio del 23 ottobre, raggiungendo una magnitudo momento stimata a 5.5, preceduta e seguita da numerose repliche che hanno superato complessivamente i centocinquanta eventi monitorati dalla rete di sorveglianza nazionale.
L'analisi geologica condotta dai ricercatori evidenzia che gli epicentri si collocano a una distanza di oltre quaranta chilometri dal Marsili. Inoltre, le forze in gioco risultano profondamente differenti: i terremoti attuali derivano da un meccanismo di compressione generato dalla convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica lungo faglie crostali superficiali, mentre l'area del grande vulcano sottomarino è caratterizzata da dinamiche di tipo distensivo. Gli ipocentri della sequenza si distribuiscono prevalentemente nella crosta terrestre, a profondità variabili comprese tra la superficie e i trenta chilometri.
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Per quanto riguarda lo stato del vulcano Marsili, i dati dell'osservatorio sismico confermano che la sua attività idrotermale, fatta di emissioni gassose e di una microsismicità costante a bassissima energia, rientra nella normalità storica del sistema e non presenta alcuna anomalia recente. L'area interessata dai recenti scuotimenti vanta d'altronde precedenti storici analoghi, come il terremoto del maggio 1980, che raggiunse una magnitudo stimata a 5.7 e provocò danni nelle isole di Alicudi e Filicudi.