Due distinti fenomeni sismici interessano l'Italia meridionale tra lunedì 26 e martedì 27 ottobre. Nella tarda mattinata di lunedì uno sciame ha coinvolto l'area dei Campi Flegrei, con epicentro nella zona della Solfatara a Pozzuoli, mentre nel basso Tirreno prosegue la sequenza innescata venerdì 23 da un terremoto di magnitudo momento 5,5 a nord-ovest di Alicudi.
Campi Flegrei: sequenza breve, magnitudo massima 2,3
L'Osservatorio Vesuviano, sede napoletana dell'Ingv, ha comunicato al Comune di Pozzuoli l'avvio dello sciame alle 11:39 locali. In via preliminare sono stati localizzati quattro eventi, il più forte dei quali alle 11:44 con magnitudo Md 2,3 ± 0,3 a una profondità di circa 1,5 chilometri. Una prima scossa di magnitudo 1,1 era stata registrata proprio all'avvio, alle 11:39, a 1,4 chilometri di profondità. L'amministrazione comunale, insieme alla Protezione civile locale, ha attivato il monitoraggio continuativo; nel pomeriggio l'Ingv ha confermato la conclusione del fenomeno.
Tirreno meridionale: dopo il 5,5 repliche in attenuazione
Ben più rilevante l'evento di venerdì 23 ottobre alle 12:19: magnitudo momento 5,5, ipocentro a circa 9 chilometri in mare tra Alicudi e Ustica. La scossa principale era stata preceduta alle 11:51 da un evento di magnitudo locale 4,3 e seguita alle 12:24 da una replica di magnitudo 4,0. Nelle ore successive e durante la notte si sono susseguiti numerosi eventi minori; l'Ingv ha contato oltre cento scosse con magnitudo superiore a 2 dall'inizio della sequenza.
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Nella mattinata di martedì 27 ottobre l'attività mostra un netto rallentamento: l'Ingv segnala tre eventi sopra magnitudo 2, l'ultimo alle 8:19 con magnitudo locale 2,4 a 10 chilometri di profondità (coordinate 38,7840 N, 14,1607 E). La fase acuta appare superata, ma la sequenza non è considerata conclusa. La scossa del 23 è stata avvertita distintamente in ampie zone delle province di Messina e Palermo, richiamando l'attenzione sulla complessa tettonica del bacino tirrenico.
Contesto geologico e misure di prevenzione
Uno studio del 2023 pubblicato su Earth and Planetary Science Letters, firmato tra gli altri da Andrea Billi, Marco Cuffaro, Barbara Orecchio, Mimmo Palano, Debora Presti e Cristina Totaro, ipotizza una possibile trasformazione della fascia di convergenza tra placca africana ed eurasiatica, con la formazione di un nuovo limite tettonico nel Mediterraneo centrale. Nel frattempo la Protezione civile regionale siciliana ha raccomandato ai sindaci della costa tirrenica l'attivazione di presidi di monitoraggio notturni per il rischio tsunami, mentre Città metropolitana e uffici scolastici hanno avviato verifiche strutturali negli istituti: controllo di lesioni, distacchi di intonaci, stabilità di cornicioni e infissi, praticabilità delle vie di fuga e aggiornamento dei piani di evacuazione.
L'Ingv ribadisce che i terremoti non sono prevedibili: l'unica difesa efficace resta la prevenzione strutturale e la conoscenza delle norme di autoprotezione prima, durante e dopo la scossa.
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