Il cortometraggio 'Dove le lacrime aspettano' è stato presentato in anteprima alla Settimana della Critica della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, nella sezione competitiva Sic@Sic. Diretto da Caterina Bertini e Blu Diego Fasoli, il film narra la storia di tre bambini Zoe, Ettore e Marta, che trascorrono una notte all'aperto dopo essere stati chiusi fuori casa per errore.
L'ambientazione è l'area verde di Manziana, dove un bosco e una caldara diventano lo spazio di un viaggio tra realtà e immaginazione. I piccoli protagonisti, abituati a giocare liberamente tutto il giorno, si trovano ad affrontare paure antiche, come quella dell'abbandono, ma anche a scoprire la libertà di esprimere le emozioni senza filtri.
Bertini, classe 2001 e al suo esordio assoluto dietro la macchina da presa, ha spiegato che l'idea nasce dal desiderio di raccontare il legame profondo che i bambini hanno con un mondo invisibile, fatto di sogni e paure non dette. Per lavorare con i piccoli attori, il duo ha dedicato mesi di preparazione relazionale, incontrandoli settimanalmente per costruire fiducia e comprensione.
Solo la più grande, Zoe, ha letto il copione completo; per i due più piccoli le scene sono state presentate come giochi, permettendo loro di vivere le situazioni in modo spontaneo e naturale. Questo approccio ha permesso di catturare autentiche reazioni emotive, dal pianto alla risata, dalla rabbia alla meraviglia.
Il paesaggio non è solo sfondo: la caldara di Manziana, con le sue bolle d'acqua e l'aria che si insinua nella terra, è stata scelta per la sua capacità di evocare un ambiente misterioso e sotterraneo, in sintonia con il tema del racconto. L'oscurità e l'umidità del luogo diventano metafora dello stato interiore dei bambini durante la notte.
Fasoli, classe 1999, ha già esperienza nella regia di documentari, mentre per Bertini si tratta del primo lavoro come regista. Entrambi hanno sottolineato l'importanza di non reprimere la vulnerabilità infantile, spesso vista come debolezza, ma al contrario come fonte di forza e autenticità nel processo di crescita.
Alla Mostra, Bertini ha commentato positivamente il dibattito sulla scarsa presenza di registe in gara per il Leone d'oro, vedendolo come un'opportunità per tenere accesa l'attenzione sul gender gap nell'industria cinematografica italiana. Ha inoltre raccontato come un recente master di documentario a Cuba, frequentato prevalentemente da donne, l'abbia incoraggiata e fortificata nel suo percorso.