La Sala Grande del Lido ha tributato una standing ovation a Ellen Burstyn, insignita del Leone d'oro alla carriera. Classe 1932, l'attrice ha accolto il riconoscimento con visibile emozione, sottolineando come il premio rappresenti non solo il traguardo di una vita, ma la sintesi di un percorso di apprendimento costante.
A introdurre la cerimonia, la presidente di giuria Maggie Gyllenhaal, che ha diretto la Burstyn nel corto Flesh Impact. Gyllenhaal ha celebrato la capacità della collega di infondere in ogni ruolo, da L'esorcista a Requiem for a dream, una profondità che unisce corpo, mente e vissuto personale.
Nel suo intervento, la protagonista di Alice non abita più qui ha ricordato l'importanza fondamentale dell'Actor's Studio e di Lee Strasberg. Ha poi affidato alla platea una metafora preziosa: durante le riprese di un film di Scorsese, la necessità di seguire una linea bianca stradale per evitare un dirupo divenne per lei un insegnamento di vita. Un monito che oggi rivolge al suo Paese, auspicando che gli Stati Uniti riescano a ritrovare la propria rotta in un momento di incertezza.
Sul piano dell'industria, la Burstyn ha riconosciuto i progressi compiuti dalle donne a Hollywood, un settore che ha visto crescere gradualmente la presenza femminile dietro la macchina da presa. Tuttavia, non ha risparmiato una critica al sistema, definito una "fabbrica di hamburger" capace di logorare l'innocenza e la spinta creativa dei registi dopo i primi successi.
Oltre al tributo veneziano, l'attrice è protagonista al Lido di Place to Be, diretto da Kornel Mundruczo. Guardando al futuro, ha confermato il desiderio di continuare a collaborare con le nuove generazioni, convinta che il panorama attuale, tra tensioni politiche e fermento artistico, offra ancora storie indispensabili da narrare.