Non è ancora troppo tardi per avviare una conversione ecologica, sia personale che collettiva. È il monito lanciato dal Papa durante la Messa per la Custodia della Creazione, celebrata tra i giardini del Borgo Laudato Si' di Castel Gandolfo. In un contesto globale segnato da eventi catastrofici, come le recenti inondazioni in Nepal, il Pontefice ha invitato a riconoscere le proprie responsabilità per reindirizzare le risorse, finora impiegate nella distruzione, verso la salvaguardia dell'ambiente e il sostegno alle fasce più fragili della popolazione.
La celebrazione, frutto di un percorso condiviso tra diversi dicasteri vaticani — tra cui il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il Culto Divino, la Dottrina della Fede e la Promozione dell'Unità dei Cristiani — si inserisce nel solco dell'enciclica Laudato Si'. Il richiamo a San Francesco d'Assisi è il fulcro di un impegno che lega indissolubilmente la fratellanza universale alla tutela del creato, contrastando le povertà e le esclusioni sociali causate dai cambiamenti climatici.
Dalla contemplazione della natura, ha sottolineato il Papa, deve nascere una nuova consapevolezza delle responsabilità umane. Ammettere i propri errori è la condizione necessaria per restaurare le relazioni tra le creature. L'evento segna inoltre l'inizio del Tempo del Creato, un periodo di cinque settimane dedicato alla preghiera e all'azione concreta per la protezione della casa comune.
L'invito rivolto ai fedeli è quello di sospendere la frenesia della quotidianità per ritrovare l'armonia con il mondo naturale. Mettere in silenzio i rumori delle opere umane, secondo il Pontefice, è il modo per tornare ad ascoltare la voce della creazione e riscoprire il proprio ruolo in un disegno più ampio.